La Russia verrà sanzionata dagli Stati Uniti. La Camera dei Rappresentanti ha approvato il provvedimento, con 226 deputati favorevoli e 195 contrari. Diciotto repubblicani si sono schierati insieme ai democratici. Il presidente della Camera Mike Johnson ha tentato di convincere i suoi compagni di partito a opporsi e concedere più tempo negoziale a Donald Trump. Parole vane. Il disegno di legge ha ottenuto il via libera.
Il testo prevede dazi al 500% per le merci russe importate negli Stati Uniti e il divieto di acquisto del petrolio greggio russo. Si aggiungono sanzioni piuttosto consistenti contro i leader e le istituzioni russe. Incluse banche, compagnie petrolifere e minerarie. Non solo, il vero smacco per il tycoon risiede nell’approvazione di un nuovo pacchetto di aiuti militari destinati all’Ucraina, insieme a 8 miliardi di dollari per la vendita di armi.
Viene inoltre prorogato il programma di prestito e affitto di armi – ossia lo Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act, approvato nel 2022 sotto l’egida di Joe Biden –, che consente a Kiev di ottenere subito gli approvvigionamenti militari e di rimandare il pagamento dopo la fine del conflitto. La scelta di bypassare il Congresso in materia di politica interna ed estera è costata cara a Donald Trump, “tradito” anche dai suoi stessi compagni di partito.
Nella giornata di mercoledì 3 giugno, infatti, i deputati hanno votato a favore di un’altra risoluzione. Quella che chiede di porre fine alla guerra in Iran. Per quanto il segretario di Stato Marco Rubio abbia cercato di tranquillizzare i membri della Camera, elencando una serie di obiettivi militari raggiunti, anche in questo caso è servito a poco o nulla. Fanno più rumore la crisi energetica e la riduzione consistente delle riserve strategiche.
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