La prima grande sconfitta politica di Donald Trump è avvenuta ieri, quando la Camera dei Rappresentanti ha approvato – con 215 voti favorevoli e 208 contrari – la risoluzione per porre fine alla guerra in Iran. I deputati repubblicani Warren Davidson, Brian Fitzpatrick, Tom Barrett e Thomas Massie si sono schierati con i democratici. Per loro, la colpa del Presidente Usa è di aver ordinato l’attacco su Teheran senza l’autorizzazione del Congresso.
Non è un buon segno per il tycoon, soprattutto in un momento così delicato, nel pieno della fase negoziale. Interrogato dai cronisti nello Studio Ovale, Trump aveva sostenuto che i colloqui stessero andando “molto bene”, ma che il risultato del confronto dipendesse dalla scelta o meno della delegazione iraniana di accettare i diktat americani.
Le divergenze riguardano anche la questione del Libano, che il Presidente considera un dossier a parte. Mentre Teheran ritiene che la discussione sul cessate il fuoco debba includere tutto il Medio Oriente. L’Iran vede, infatti, in Israele la causa delle tensioni nell’intera regione. Dunque, una risoluzione complessiva alle azioni dell’unico responsabile.
L’intervento di Rubio
Il Dipartimento di Stato ha cercato di tranquillizzare i deputati, sostenendo che gran parte degli obiettivi militari Usa siano stati raggiunti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha assicurato che, per il momento, Washington intende sostenere un regime blando sul campo, anche di fronte alle piccole rappresaglie, scioperi generalizzati o minacce espresse alla stampa da alcuni esponenti della Repubblica Islamica.
Ma le parole di Rubio, in realtà, non hanno rasserenato i democratici. E neppure qualche repubblicano. La maggior parte lamenta le conseguenze della crisi energetica globale, ma anche le conquiste dei Pasdaran e delle unità militari di Teheran contro le forze statunitensi.
Le presunte distensioni di cui parla Rubio, peraltro, non corrispondono sul campo di battaglia. Ne è una prova evidente ciò che si sta consumando nel Golfo dell’Oman. Nelle ultime ore i media iraniani hanno riportato che un attacco missilistico ha colpito una nave della Marina Usa impegnata nelle attività di sorveglianza dell’area.
La risposta di Washington non si è fatta attendere. Il comando militare statunitense responsabile delle operazioni in Medio Oriente ha smentito categoricamente le notizie diffuse da Teheran, precisando che nessun cacciatorpediniere americano è stato colpito e che tutte le unità navali continuano a operare regolarmente nelle acque del Golfo dell’Oman.
Ma al di là delle affermazioni e rivendicazioni che vengono sistematicamente smentite, è evidente che la pace sia ancora lontana.
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