Il premier ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato di essere disponibile a un faccia a faccia con il presidente russo Vladimir Putin. La notizia segue la diffusione delle affermazioni del leader del Cremlino – espresse a diverse agenzie internazionali –, secondo le quali sarebbe pronto a porre fine al conflitto “attraverso mezzi pacifici” e nonostante l’avanzamento delle truppe. Non è arrivata però nessuna risposta dallo Zar. Il suo portavoce Dmitry Peskov si è limitato ad affermare: “Può venire a Mosca in qualsiasi momento”.
Tuttavia, si percepisce un’apertura nei confronti dell’Unione europea, dove il punto di riferimento per Mosca è l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Su questo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha assicurato: “Lui non è un amico di Putin. È prima di tutto un politico tedesco, e uno dei migliori, a mio avviso, perché ha una propria posizione e il coraggio di difenderla”.
In merito all’eventuale adesione dell’Ucraina all’Unione europea, Lavrov specifica che questo non è un problema per la Russia. La reale criticità è che diventi un blocco militare, dunque una minaccia alla sopravvivenza del Paese. Chiarisce inoltre che, qualsiasi discussione o colloquio, “dovrebbe rientrare negli accordi di Anchorage”. Quindi quelli siglati da Donald Trump e Vladimir Putin il 15 agosto 2025.
La lettera e il nuovo pacchetto
Volodymyr Zelensky approfitta dell’apertura di Vladimir Putin. Scrive una lettera nella quale chiarisce che “le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage”, ma attraverso un “percorso bilaterale” tra i due leader coinvolti nel conflitto. Con la mediazione di Unione europea e Stati Uniti.
Mentre il premier ucraino scriveva nero su bianco le sue condizioni per un confronto diretto, Germania, Francia e Gran Bretagna si attivavano per capire come avviare un tavolo di trattative con il leader del Cremlino. Nel frattempo qualcosa si è smosso anche a Washington, dove la Camera Usa ha approvato un pacchetto di 8 miliardi per Kiev e prorogato il programma di prestito Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act.
E così Trump, reduce dalla bocciatura dei deputati dem – insieme a diciotto repubblicani – della linea relativa al conflitto russo-ucraino, ha affermato: “Sono lieto che stiano parlando di un incontro. Penso che abbiamo avuto un ruolo in questo. Penso che sarebbe fantastico se si incontrassero”. E ha aggiunto: “Se ciò dovesse accadere, entrambi dovranno scendere a compromessi. Ho proposto io stesso questi compromessi. Devono fermarsi. Il mese scorso sono state uccise 25mila persone. Soldati, soprattutto soldati. Ma c‘erano anche civili”.
Tornando a Zelensky, il premier aveva insistito sui sistemi di difesa Patriot, che consentono all’Ucraina di intercettare i droni russi e neutralizzarli per tempo. L’ultimo pacchetto di aiuti americano risale all’anno scorso, quando il Congresso aveva approvato l’invio di 400 milioni di dollari nel 2026 e altri 400 milioni nel 2027. Ma il Pentagono aveva bloccato i fondi fino ad aprile dell’anno corrente.
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