Si percepisce una certa irrequietezza all’interno della Lega. Provocata soprattutto dai sondaggi che danno Futuro Nazionale di Roberto Vannacci intorno al 5%. Il Carroccio riesce a conquistare appena il 5,8%. Nulla rispetto ai passati momenti di gloria, quando il segretario Matteo Salvini poteva vantare una soglia di preferenza superiore al 20%.
È la linea politica, sembra, a non convincere gli elettori. I più schierati stanno migrando verso il generale, dunque la soluzione può essere solo una: tornare a una maggiore moderazione e affidare la ridefinizione del partito all’ex governatore veneto Luca Zaia.
Per quanto i suoi fedelissimi sognino la sostituzione del vicepremier con l’ex presidente di Regione, la maggior parte degli esponenti leghisti ritiene che non sia il caso di arrivare a tanto. Ma il nuovo assetto potrebbe vederlo nel ruolo di vice segretario, l’incarico ora affidato a Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. Per il momento nessuno ha confermato il passaggio del testimone.
Le figure vicine a Zaia sostengono che non abbia “il minimo interesse per le cariche di partito”. Per lui l’attenzione dovrebbe, appunto, focalizzarsi sui “contenuti”. L’ex governatore vede in prospettiva una Lega sul modello della Cdu-Csu tedesca – quindi un’ideologia improntata sul conservatorismo liberale e il cristianesimo democratico –, radicata al contempo nei territori.
Spera in questo modo di intercettare nuovamente gli elettori che si sono allontanati dal partito fondato Umberto Bossi, perché non soddisfatti della tendenza all’estrema destra intrapresa da Matteo Salvini. Un’ultima speranza per recuperare qualche punto ai sondaggi e limitare il rischio di sorpasso da parte di Futuro Nazionale.
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