La destra si sta spaccando e il nodo rimane la gestione della crisi energetica. Fratelli d’Italia elogia “la vittoria della premier” Giorgia Meloni, che è riuscita a ottenere delle concessioni dalla Commissione Ue. Ma i leghisti ribadiscono che “le deroghe sul green non possono riassorbire i continui shock energetici”, in quanto “servono soluzioni a breve termine”. Come riporta Repubblica, gli esponenti del Carroccio continuano a porsi una domanda: “I soldi per la benzina, chi ce li dà?”. Dubbio che attanaglia ancor di più i cittadini italiani.
Il problema è il prezzo dei carburanti. Il 6 giugno scadono i tagli sulle accise e sembra che l’esecutivo non intenda rinnovarli. Quindi come fare? Il ministero dell’Economia ha predisposto un voucher da 100 euro per chi ha redditi bassi, che verrà erogato tramite la carta “Dedicata a te”. Ma per chi necessita di utilizzare il veicolo tutti i giorni, tutto il giorno, qualche centinaio di euro risolvono poco o nulla.
Tra le speranze di Meloni c’è la possibilità di sospendere i vincoli fiscali ed economici europei attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia, ma non è certo che Ursula von der Leyen dia il via libera.
La destra si spacca
Il vicepremier Matteo Salvini ha proposto di riaprire al gas russo e Forza Italia è insorta. Gilberto Pichetto Fratin ha affermato senza mezzi termini: “È una str… . Come diceva il film di Fantozzi? Una boiata pazzesca. Non conta il prezzo di partenza quando si parla di gas, ma quello che arriva al distributore, c’è di mezzo il Ttf”. Ossia il mercato di riferimento europeo per lo scambio del metano.
Ma a Fratin non aggrada neppure il “successo” della premier a Bruxelles, in quanto sostiene che si tratti di “risorse per gli investimenti, non per la benzina”. Quando i cronisti gli hanno chiesto conferma sul taglio delle accise, il forzista ha tagliato corto: “Citofonate a Giorgetti”.
Dalle spese per la difesa all’apertura al gas russo, passando per la discussione sul carburante. Alle crepe che diventano via via sempre più profonde nella coalizione al Governo, si aggiunge quella relativa alla gestione dei fondi del Pnrr. In particolare, è il ministro delle Imprese Adolfo Urso a perdere la pazienza.
Nel suo mirino, la Ragioneria e Tommaso Foti. “Troppi paletti, così la riforma per la razionalizzazione degli incentivi alle imprese non la portiamo a casa”, spiega il ministro. Foti ribatte che “servono 700 milioni di fondi nazionali per il Zes – Zone economiche speciali –“. Urso chiede perché e il suo interlocutore risponde assertivo: “Te l’ho già spiegato”.
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