martedì 15 Settembre 2026
Braccianti ph Ansa

“Ci davano droghe e antidolorifici per lavorare di più” I racconti dei braccianti nei campi di Amendolara

Dietro l'orrore dei quattro braccianti bruciati vivi spunta il caso dell'uso di stupefacenti nei campi. Il giovane sopravvissuto sostiene che uno degli arrestati avrebbe avuto una certa dimestichezza con le sostanze usate per sopportare il dolore e la stanchezza nei campi

Di Redazione
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Stupefacenti, eccitanti e antidolorifici venduti a pochi euro non per curare ma per costringere i braccianti a lavorare anche quando erano feriti o quando la stanchezza prendeva il sopravvento. È questa la realtà descritta da Alaymar, il bracciante sopravvissuto alla strage di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli sono stati arsi vivi solo perché avevano chiesto condizioni lavorative più dignitose. Il testimone ha raccontato agli investigatori che uno degli arrestati era solito fumare hashish. L’uomo avrebbe avuto una certa dimestichezza con le , le stesse che nel mondo del lavoro agricolo sono sempre più diffuse.

Le testimonianze dei braccianti

A testimoniarlo sono le diverse indagini che non riguardano solo il territorio di Cosenza. Nel 2021 la Procura di Latina ha chiuso l’inchiesta “No Pain”, che ha portato alla luce l’uso del Depalgos, un potente antidolorifico oppioide, per costringere i braccianti a sopportare i turni sfiancanti. Storie che si ripetono e che hanno come fulcro il tentativo di controllare i attraverso le dipendenze e la minaccia del dolore.

Anche ad Amendolara c’è chi ha dovuto ricorrere a questi mezzi. Un bracciante ha riferito di aver lavorato per 18 mesi nei dell’Agro Pontino. A di un infortunio aveva un forte dolore al braccio che gli impediva di lavorare. “Mi hanno dato una – ha riferito, come riporta La –  Mi hanno detto che mi avrebbe aiutato a lavorare”. Il bracciante ricorda solo lo stordimento e la paura di aver assunto una sostanza pericolosa. “Nei campi succedono cose che chi non ci lavora non può immaginare”, ha aggiunto con un velo di tristezza.

Il sistema del capolarato che sfrutta le droghe

Sono centinaia le storie simili a questa. Racconti di esausti, costretti a ricorrere a mezzi estremi per continuare a guadagnare. Queste sostanze sono vendute a prezzi stracciati proprio per permettere a chiunque di usufruirne. Nell’inchiesta del 2021 sono finiti a processo un farmacista e un medico, mentre nelle scorse settimane a Lecce un’ della Dda ha portato alla condanna per traffico di droga di un . Lo stesso che era stato accusato di aver sfruttato la manodopera straniera nei campi tra la Puglia, la Basilicata e la Calabria.

Droga e sembrano andare di pari passo, mentre le sofferenze e le esistenze stesse dei braccianti vengono sepolte dai carichi di lavoro e dalla necessità di produrre. In alcuni casi anche con l’avallo di specialisti e professionisti. Un sistema alienante e pericoloso, che nelle situazioni più estreme porta alla morte, come nel caso di Khan Waseem, Khogyan Fazal Amin, Qiemi Ismat Ullah e Safi Amjad. Tutti bruciati vivi perché avevano provato a ribellarsi a un sistema troppo a lungo nascosto o ignorato.

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