Nulla di nuovo sotto il sole. Le comunicazioni di Giorgia Meloni alla Camera in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno non hanno portato con loro novità impressionanti o cambiamenti radicali di passo per il Paese. Ucraina, Iran, patto di stabilità e riarmo, sono stati questi i pilastri del suo discorso, concluso con un applauso della maggioranza.
Nei banchi del centrosinistra, invece, l’atteggiamento è più agguerrito. “Basta bugie, basta propaganda”, ha criticato la segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando al Capo del Governo che in Italia la crescita è zero, nonostante il Pnrr e che il Paese ormai da mesi risulti fermo. “Meloni non si è accorta dei 35 mesi consecutivi di calo della produzione”, ha continuato, ricordando anche i salari fermi e la crisi industriale che investe il Paese. Una critica che si riversa anche sulla politica estera: “Chi è che blocca il superamento dei veti in Europa? Chi è che blocca gli investimenti comuni? Lei, presidente Meloni. Avete fallito e il prezzo lo pagano gli italiani”.
Conte: “Meloni consulta ChatGPT per costruire un mondo fantastico”
Un discorso che segue la linea di quello del presidente del M5S, Giuseppe Conte, secondo cui Meloni “si sveglia la mattina e consulta ChatGpt per chiedere rappresentare un mondo fantastico”. La realtà vissuta dagli italiani invece sarebbe ben diversa da quella raccontata dalla leader di FdI. Il pentastellato ha poi ricordato i fallimenti più recenti del governo, a partire dal Ponte sullo Stretto, passando per la subalternità al governo israeliano che “ora ci definisce il Paese delle ciabatte“, fino alle assenze di Meloni agli ultimi summit internazionali. “Ormai non contiamo proprio più”, ha sottolineato per poi aggiungere: “Fino all’ultimo giorno dovete difendere l’interesse nazionale, non scappare alla Schettino”.
Bonelli: “L’intervento di Meloni è da cheerleading”
Duro l’intervento di Angelo Bonelli di Avs, che ha prima chiesto a Giorgia Meloni di “smettere di fare la vittima”, in quanto non è l’unica politica in Italia “che si è fatta da sola”, per poi aggiungere: “Complimenti, ha fatto un ottimo intervento da cheerleading, ha organizzato il tifo tra le tribune dei parlamentari di FdI, ma il problema è che non sa governare il Paese”. Un attacco proseguito dal leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che ha messo in evidenza come Meloni abbia compiuto una “scelta politica” decidendo di non pronunciare mai i due nomi sopracitati nel corso del suo intervento, anche quando si parlava della crisi dello Stretto di Hormuz.
Magi sui flussi migratori: “Sui cadaveri non si costruisce la democrazia”
Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha invece replicato a Meloni sul tema dei flussi migratori chiarendo che Emma Bonino, presidente del suo partito, ha sempre rivendicato la missione “Mare Nostrum” perché convinta che “sopra i cadaveri non si costruisca la democrazia”. Il riferimento è alle parole della Presidente del Consiglio, secondo cui “oggi sono lontani i tempi in cui l’Italia per avere maggiore flessibilità di bilancio doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio”.
Le comunicazioni di Meloni alla Camera
Nel suo intervento la Presidente del Consiglio ha confermato il sostegno italiano alla causa ucraina, con una certa cautela per quanto riguarda l’adesione in Ue, e l’impegno per il 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Allo stesso modo, l’Italia sosterrà gli sforzi per una pace in Medio Oriente, senza avere un ruolo attivo nella guerra in Iran. E su Israele: “Non sarebbe funzionale isolarlo”.
Un momento di sussulto è arrivato con la critica di Meloni all’Ue e a quei burocrati europei che non devono rendere conto a nessuno delle proprie interpretazioni surreali”. Il riferimento è alle decisioni prese dall’Ue sull’erogazione di fondi tenendo conto delle ricostruzioni sullo stato di diritto di un Paese. Due fattori che secondo Meloni dovrebbero rimanere separati, anche perché “ci sono Paesi che hanno pecche sullo stato di diritto solo quando a governare è qualcuno che non è gradito a Bruxelles”.
Sul prossimo vertice della Nato ad Ankara c’è un annuncio a metà. Meloni ha chiarito che l’Italia arriverà con il 2,8% del Pil impiegato in spese militari, ovvero una percentuale ben al di sotto del 5% richiesto. “Un dato su cui siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità”, ha aggiunto, chiarendo che l’aumento dello 0,71% è legato soprattutto alle spese legate alla sicurezza del proprio territorio.
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