lunedì 15 Giugno 2026
Gilda Sportiello (M5S) ph Ansa

Sportiello (M5S) a La Sintesi: “L’abolizione quote rosa? Da Ravetto (FN) l’ennesimo attacco alle donne”

Il dibattito sulle quote rosa si è acceso con la proposta di Futuro Nazionale di Vannacci di eliminarle dalle liste elettorali. La deputata del M5S denuncia il rischio di un sistema che penalizza la rappresentanza femminile nella politica italiana

Da Laura Laurenzi
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Futuro Nazionale di Roberto Vannacci si è detto pronto a eliminare le quote rosa nelle liste elettorali. Laura Ravetto, fuoriuscita dalla Lega e ora esponente di FN, ha presentato insieme agli altri tre deputati (Pozzolo, Sasso e Ziello) del partito la di abrogazione tramite un emendamento correttivo alla elettorale.

Una modifica che potrebbe essere pericolosa per la rappresentanza femminile e che rischia anche di peggiorare una situazione già grave per quanto riguarda l’eguaglianza di genere nelle Aule della politica. A chiarirlo a La Sintesi è stata la deputata del M5S Gilda Sportiello, da anni impegnata nella lotta per i diritti delle donne.

Onorevole Sportiello, Laura Ravetto di Nazionale ha appoggiato la proposta di Roberto Vannacci di abolire le quote rosa dalle liste elettorali italiane. Secondo lei qual è il fine di questa richiesta?

“Stiamo assistendo a uno spettacolo avvilente. L’ennesimo attacco alle donne, l’ennesimo attacco con cui si vogliono demolire i passi compiuti in tema di rappresentanza e di diritti. Chi sostiene la necessità di abolire le quote di genere pensa forse che se siamo sottorappresentate nelle istituzioni, nei vertici aziendali, è perché non siamo in grado di rivestire quei ruoli? Quale sarebbe secondo loro il motivo per cui ancora oggi siamo costrette a contarci nei luoghi decisionali perché siamo ancora poche? Il problema è sistemico, un sistema di potere che privilegia ancora oggi gli e che pesa sulle spalle delle donne. Pesa quando non esistono servizi per la cura dei figli, dei genitori, dei familiari con , condizioni che investono solo le nostre vite; pesa quando le nostre carriere sono ritenute sacrificabili nonostante i dati ci dicano che ci laureiamo prima e meglio rispetto ai nostri colleghi. E potrei continuare ancora a lungo perché quotidianamente viviamo discriminazioni e pregiudizi”.

Quella di FN rappresenta una richiesta con un fine o che punta solo ad attirare parti di elettorato che temono la presenza delle donne in politica e una sorta di “preferenza” nei loro confronti?

“La cultura di riferimento è profondamente misogina e oggi trova nuovi spazi anche in sottoculture che si diffondono online. C’è chiaramente una strumentalizzazione, come in altre proposte avanzate dalla stessa parte politica, ma di fondo l’ che rappresentano non ha alcuna cultura femminista, nessuna volontà di voler combattere gli squilibri strutturali ancora esistenti. Dietro queste posizioni o c’è ignoranza o misoginia”.

Ma se l’obiettivo dichiarato di questa proposta è eliminare ogni forma di “privilegio”, perché la proposta si concentra sulle quote di genere e non su altri squilibri di rappresentanza?

“Se davvero volessero abolire i privilegi, dovrebbero guardare a chi davvero i privilegi in questo paese li ha. I divari di genere colpiscono le donne ma rappresentano un danno per l’intero paese: competenze, talenti, formazione ignorate o sacrificate dal mondo del . Una donna su 5 non lavora più dopo la nascita di un figlio; la differenza salariale è di circa 8000 euro a svantaggio delle donne. Ma chi ha ancora il coraggio di dire che siamo privilegiate?”.

Chi sostiene Vannacci afferma che egli non faccia altro che esprimere opinioni condivise da una parte degli italiani. Dove finisce, secondo lei, la libertà di espressione e dove inizia il rischio di discriminazione?

“Finisce nel momento in cui si ledono i diritti di altre persone, quando si vorrebbe demolirli. Finisce nel momento in cui si vorrebbe realizzare un’oppressione di gruppi di persone, quando , verso gruppi di persone, diventano motore politico. Quando si tradisce quanto c’è scritto nella nostra Costituzione che all’articolo 3 sancisce un’uguaglianza formale e sostanziale tra le persone”.

Qual è oggi l’importanza delle quote rosa?

“Ad oggi nei Consigli comunali le consigliere donne sono circa il 33%. Le sindache il 15%. Nei Consigli regionali il 25%. Tra Parlamento e Governo per la prima volta la presenza delle donne anziché aumentare, come avveniva nelle ultime legislature, ha iniziato a calare registrando anche qui una percentuale che non arriva al 34%. Siamo più della metà della popolazione, abbiamo il diritto di occupare i luoghi delle decisioni, che riguardano anche le nostre vite, al pari degli uomini”.

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