La prima Assemblea costituente di Futuro Nazionale, il neo partito fondato da Roberto Vannacci, si è aperta con l’Inno di Mameli. Un messaggio chiaro, che l’ex parà della Folgore ha voluto far risuonare nell’Auditorium Conciliazione di Roma. Sono circa 1700 i presenti, tra delegati e ospiti, oltre a centinaia di giornalisti accorsi per assistere al primo intervento dell’ex generale.
Alla kermesse erano invitati anche i leader della maggioranza che, però, hanno preferito non partecipare. Un messaggio chiaro contro l’iniziativa di Vannacci, ma che al contempo dimostra anche la preoccupazione per una forza politica che potrebbe crescere in modo esponenziale. “Io li ho inviati tutti, sarebbe stato corretto rispondere e venire anche solo per un saluto”, ha ribattuto Vannacci.
Un’assemblea tra remigrazione e xenofobia
“Noi non ci vergogniamo di dirlo e anzi vi chiedo di dirlo anche voi: ‘L’Italia agli italiani'”, ha dichiarato con convinzione nel corso del discorso di apertura della due giorni. Una frase che dimostra come il generale sia pronto a sfidare l’opposizione e la maggioranza stessa, convinto di poter muovere una fetta importante di elettorato a favore della sua nuova forza politica.
Così il tema della lotta all’immigrazione torna centrale anche in questo intervento, scandito anche da un momento di preghiera condiviso con tutti i presenti. Il leader di FN elenca qualche dato europeo e cita i circa 530mila clandestini presenti in Italia da rimpatriare, per poi aggiungere: “Fosse per me, qui non dovrebbe entrare più nessuno”. Il motivo? La politica deve concentrarsi sui problemi della cittadinanza.
Futuro Nazionale si conferma un partito di ultradestra che ha fatto della remigrazione, del sovranismo e della xenofobia le sue bandiere, con l’obiettivo di occupare un posto che finora FdI e Lega avevano lasciato scoperto. E proprio da FdI e dal Carroccio, così come da Forza Italia, provengono i primi deputati che sono entrati a far parte del partito.
Vannacci: “Orgogliosi di essere lo scarto e la feccia”
“Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo”, ha sostenuto il leader di FN, riprendendo un mantra che ha iniziato a pronunciare nei giorni scorsi. Già nel corso dell’intervista con Lilli Gruber, l’ex generale aveva spiegato di credere che i suoi esponenti di partito fossero i lasciti non più graditi agli altri partiti. Una definizione che per ora ai deputati vannacciani non sembra creare disagio.
“In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo”, ha continuato unendo la narrazione del politico underdog e quella del “non desiderato” perché troppo libero e poco controllabile. Vannacci non attacca direttamente nessuno della coalizione di governo. Anche se Giorgia Meloni lo ha criticato pubblicamente per essere una sorta di quinta gamba della sinistra, ovvero un partito di destra che però vuole dividere la coalizione di maggioranza, l’ex parà si è limitato a chiarire che risponderà alla Presidente del Consiglio quando questa vorrà fargli direttamente una domanda.
Vannacci: “Non mi ammorbidisco per entrare nel centrodestra”
“L’accusa di fare la stampella della sinistra se la tengano loro perché non siamo certo noi”, ha poi aggiunto. Vannacci ha poi sostenuto che Futuro Nazionale vuole ergersi a “guardiano della cittadinanza e del sovranismo” in netto contrasto con le politiche di von der Leyen e Draghi. Le stesse che l’ex generale accusa il centrodestra di aver ormai accettato e adottato. Proprio per queste posizioni, Vannacci sostiene di non poter cedere ad un accordo di governo per il centrodestra.
“Io le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio”, ha spiegato, ricordando che al momento Futuro Nazionale si attesta al 5% nei sondaggi proprio per le sue posizioni ferme e dure. Il riferimento è principalmente alla posizione contraria al sostegno all’Ucraina nella sua battaglia contro l’invasione russa. “La retorica della minaccia di Mosca e dell’invasione che dovrebbe spingerci a riarmarci è un feticcio”, ha spiegato, ricordando che la Russia ha speso la metà dell’Europa in riarmo nell’ultimo anno, per cui non rappresenterebbe un pericolo.
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