Crolla la narrazione di un centrodestra compatto. A poco più di un anno dalle elezioni parlamentari 2027. Tra la questione Vannacci, la crisi energetica provocata dall’escalation mediorientale e le sostituzioni istituzionali a catena dopo la debacle referendaria, ora la premier Giorgia Meloni ha un altro problema da risolvere in fretta e furia: le potenziali dimissioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Il passo indietro del Governo sugli investimenti nelle armi, proprio non gli va giù. E così la presidente del Consiglio si è trovata a mediare tra il suo compagno di partito, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il vicepremier Matteo Salvini.
Come riporta Repubblica, i punti di discussione sono più di uno. In primo luogo, l’esecutivo ha scelto di non aderire al programma europeo PURL, volto all’acquisto di armi da inviare all’Ucraina. In secondo luogo, c’è la questione del piano SAFE: il Governo non solo ha deciso di ridurre il prestito per gli investimenti militari, passando da 14,9 miliardi a 5 miliardi, ma ha valutato di rinunciare anche a questi ultimi. E così Crosetto, che oggi 14 giugno è atteso a Washington per un colloquio con il capo del Pentagono Pete Hegseth, ha cominciato a covare dei malumori.
L’ombra delle dimissioni
Al termine dell’incontro tra Meloni, Salvini, Giorgetti e Crosetto si è arrivati a un compromesso. Il ministro dell’Economia ha avanzato l’ipotesi di aumentare gli investimenti nella difesa dello 0,35% sul Pil, quindi 0,15% per l’anno corrente e un altro 0,15% nel 2027, ai quali si aggiunge un altro piccolo incremento. Un modo per avvicinarsi gradualmente alla soglia del 2% del Pil, per un totale di 7,5 miliardi di euro.
Ma Crosetto non si è fidato di una semplice stretta di mano e ha chiesto di inserire quanto concordato nella Legge di Bilancio 2026.
Qualora l’esecutivo non dovesse rispettare la promessa fatta, nulla esclude che il ministro della Difesa decida di lasciare il dicastero. È lui stesso ad anticipare, implicitamente, questa possibilità con un post su X, nel quale si rivolge all’ormai ex omologo inglese John Healey, che ha lasciato l’incarico nel gabinetto di Keir Starmer per lo stesso motivo.
“Mi dispiace molto, amico mio”, scrive Crosetto, “comprendo pienamente le tue riflessioni e le ragioni che ti hanno portato a fare questa scelta. Mi trovo d’accordo con quasi tutto ciò che hai scritto. Ho scelto di aspettare tempi meno difficili…Non so se la strada che ho preso sia quella giusta per aiutare a suscitare maggiore consapevolezza”. E ha aggiunto: “I segnali che ho ricevuto mi portano a credere che stia emergendo una comprensione più consapevole e quindi che uno sviluppo positivo sia possibile”.
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