La stampa britannica ha già trovato un nome (ironico) per lo “scandalo”: Watergate. A finire sotto accusa, in questi Mondiali delle polemiche, sono i cooling break, le pause obbligatorie introdotte dalla Fifa per permettere ai giocatori di idratarsi: due interruzioni da tre minuti, una per tempo, trasformate dalle televisioni in ambitissimi, quindi pagatissimi, spazi pubblicitari.
Sei minuti di stop a partita
La Fifa aveva annunciato a dicembre che tutte le gare sarebbero state interrotte a metà del primo e del secondo tempo, indipendentemente dalla temperatura e dalle condizioni dello stadio.
La motivazione ufficiale è proteggere i giocatori dal caldo di Stati Uniti, Messico e Canada. Il sospetto, però, è che dietro il pretesto della tutela della salute degli atleti ci sia anche, o soprattutto, un’occasione commerciale. Sei minuti per 104 partite producono 624 minuti di potenziale pubblicità, distribuiti in 208 interruzioni. Secondo Michael Johnson, analista di S&P Global, alcuni spazi potrebbero raggiungere valori paragonabili a quelli del Super Bowl, tra 7 e 9 milioni di dollari.
Il caso Fox e il «Watergate»
La polemica è esplosa durante la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Quando l’arbitro ha fermato il gioco per il cooling break, il telecronista di Fox Ian Darke ha annunciato che il momento era «offerto da Powerade». A quel punto l’emittente ha sfruttato l’interruzione per trasmettere circa due minuti di pubblicità a schermo intero. Ma per recuperare una breve pausa pubblicitaria saltata poco prima per trasmettere il replay di un goal, Fox ha approfittato del cooling break per mandare in onda gli spot previsti più quelli rimasti indietro. La diretta è ripresa quando l’arbitro aveva già ridato il via al gioco da alcuni secondi.
Da qui il soprannome Watergate: un gioco di parole tra l’acqua delle pause e lo scandalo che negli anni Settanta travolse Richard Nixon e lo costrinse alle dimissioni.
Klopp: «Una gabbia dorata per gli sponsor»
L’ex calciatore Alexi Lalas ha definito l’interruzione «la fine del primo quarto», come se il calcio fosse diventato football americano. La collega Carli Lloyd ha risposto senza mezzi termini: «La detesto».
Uno dei critici più spietati è stato l’ex allenatore di Liverpool e Borussia Dortmund, Jürgen Klopp. «Il calcio è preso in ostaggio da dirigenti seduti in uffici con aria condizionata», ha dichiarato il tedesco, definendo le pause «una gabbia dorata costruita per gli sponsor. Una partita dovrebbe scorrere come un fiume. Invece costruiamo dighe per permettere il passaggio della pubblicità. A chi serve davvero la Coppa del Mondo? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti?».
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