venerdì 26 Giugno 2026
Meloni

“Meloni non vuole più la legge elettorale” L’affondo dell’opposizione dopo lo stop ai lavori in Commissione

Ufficialmente la sospensione è legata al voto di fiducia sul Piano Casa. Il centrosinistra sostiene che sia dovuto ai timori che questa riforma possa trasformarsi in un'arma a doppio taglio a causa dell'ascesa di Vannacci

Da Laura Laurenzi
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Lo sprint del governo Meloni sulla elettorale si è improvvisamente fermato. I lavori in Commissione Affari Costituzionali sono stati sospesi alle 12 del 19 giugno a causa del voto di fiducia posto dalla maggioranza sul decreto Casa. Il centrodestra sfrutta l’occasione per prendere tempo e valutare tutte le implicazioni di questa nuova legge in vista dell’ascesa del partito di Roberto Vannacci. FdI è al lavoro per un accordo con gli alleati sulle preferenze, mentre l’ si organizza con un muro di emendamenti soppressivi.

Lo stop risponde infatti anche alle richieste dell’opposizione che ieri si era rivolta al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché vi fosse uno slittamento dell’approdo del testo in Aula per consentirne un’analisi adeguata. Al momento, comunque, non vi sono certezze sulla possibilità che vengano accolte le richieste del centrosinistra.

: “Il governo Meloni ritirerà la legge elettorale”

I leader dell’opposizione continuano la loro battaglia contro il testo, più volte definito “irricevibile”. Il presidente del M5S, , si è detto “convinto che il governo ci stia ripensando. Se vanno avanti, con Vannacci che cresce, rischiano di farsi male. Se la ritirano sarà l’ennesimo di una legislatura sottozero a livello di riforme”. Una considerazione durissima, che si aggiunge a quella della segretaria del Pd, Elly Schlein: “ sta frenando sulla legge elettorale, credo che non abbia molta voglia di fare un altro referendum costituzionale, visto come è andato l’ultimo”.

Gli emendamenti al vaglio della Commissione

Intanto, tra gli ultimi emendamenti alla Legge elettorale approvati in Commissione si conta quello presentato dalla maggioranza sulle preferenze. La precisazione aggiunta in Commissione è che sono “fatte salve le prerogative del Presidente della Repubblica” e il principio di rappresentanza nazionale degli eletti. Una specifica che non rassicura il centrosinistra, che parla di “un’anticipazione del “.

Per ora, la Commissione ha approvato solo tre emendamenti di maggioranza. Si tratta di quello sul Capo dello Stato, di uno sui voti di Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta conteggiati per il premio di maggioranza e di uno sulle liste circoscrizionali.

Restano da discutere altre 30 richieste di modifica tra cui diverse riguardanti le preferenze. Il tema è ancora divisivo in maggioranza e FdI starebbe valutando un possibile accordo con gli alleati per ottenere il via . Il partito della Presidente del Consiglio starebbe valutando la possibilità di inserire un capolista bloccato abbinato alle preferenze così da accontentare in parte e Lega.

Leggi anche: Il nodo delle primarie nel campo progressista: Conte non chiude, Avs si smarca e chiede l’accordo politico

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