Il governo Meloni ha approvato un emendamento alla legge elettorale che renderà più difficile per il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, depositare una lista elettorale in vista delle prossime votazioni. La mossa è stata accolta con orgoglio dai futuristi, convinti che il governo si stia trincerando perché consapevole dei rischi che la loro esistenza comporta.
Cosa prevede l’emendamento anti-Vannacci
L’emendamento è stato presentato poco prima del via libera della commissione Affari costituzionali della Camera al testo. La proposta di modifica era stata inizialmente presentata da Azione di Carlo Calenda, ma la maggioranza l’ha riformulata affinché fosse previsto l’esonero dalla raccolta di firme per depositare le liste per quelle forze politiche che abbiano costituito un gruppo parlamentare in uno dei due rami del Parlamento e non in entrambi entro il 31 dicembre 2025. Futuro Nazionale è quindi automaticamente fuori da questo conteggio.
Ziello: “È una marchetta ad Azione”
“Si tratta di una marchetta ad Azione”, ha sostenuto il deputato di FnV, Edoardo Ziello, chiarendo che il governo Meloni sia al lavoro per costituire un’alleanza con il partito europeista dell’ex ministro, con l’obiettivo di ottenere i consensi necessari a battere il campo progressista alle politiche. Immediata la risposta di Matteo Richetti di Azione, il quale ha ricordato che la sua forza politica ha ottenuto due milioni di voti alle precedenti elezioni e ha aggiunto che l’insinuazione di Futuro Nazionale sarebbe una “volgarità”.
“E poi saremmo noi a essere funzionali alla sinistra?”, ha continuato Ziello, sostenendo che questo emendamento alla legge elettorale andrebbe ad aiutare anche i partiti dell’opposizione. L’emendamento, infatti, riguarda sia Azione che Noi Moderati di Maurizio Lupi, ma anche Italia Viva di Matteo Renzi e Alleanza Verdi e Sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Una mossa che dimostrerebbe la difficoltà del governo Meloni in relazione all’ascesa del partito di Vannacci.
Nessuna soluzione sulle preferenze nella legge elettorale
Intanto, non c’è soluzione nel centrodestra sul nodo delle preferenze per il candidato premier. Nessun emendamento, quindi, sul tema e la questione sarà affrontata direttamente in Aula. “Meloni ha paura di perdere e stravolge le regole”, sottolinea la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, evidenziando che però così si rischia una norma “anticostituzionale e pericolosa”. A questo ora sembra aggiungersi la necessità di creare un testo che non agevoli la crescita di Futuro Nazionale che in primis metterebbe in difficoltà la maggioranza.
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