Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella viene accolto a Montecitorio dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russia, insieme alla premier Giorgia Meloni. Nella Sala della Lupa, dove ormai ottant’anni fa vennero proclamati i risultati del referendum del 2 giugno e quindi il tramonto della monarchia, il Capo di Stato ha inviato un messaggio chiaro: in tanti pagarono «un prezzo alto» per «conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra». Non ha mancato quindi di ricordare i partigiani che subirono «le vessazioni naziste e della Repubblica di Salò» e soprattutto di condannare i fascisti che minarono l’unità del Paese.
Ma al termine del discorso, di fronte alla standing ovation, non si è potuta non notare l’assenza del vicepremier Matteo Salvini e l’uscita di scena degli unici vannacciani in Aula: Rossano Sasso e Edoardo Ziello. Spiccano i due deputati che lasciano Montecitorio, mentre i colleghi ancora applaudono al Capo di Stato. Il motivo ufficiale è un impegno di fronte alla sede Rai. Tuttavia, la scena è d’impatto. È il dem Federico Fornaro a far partire l’applauso. Nessuna titubanza dai banchi della sinistra, mentre l’altra parte ci mette qualche secondo per alzarsi. Così come la stessa Giorgia Meloni.
Mattarella a Montecitorio
Dal ricordo del leader democristiano Alcide De Gasperi, che il 14 giugno 1946 disse: «Uniamoci, italiani, nel pensiero della Patria e dimostriamo la saldezza della nostra unità». Ai nomi che fecero la storia del Belpaese, tra cui Matteotti, Amendola, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli. Il Capo di Stato ribadisce le fondamenta della Repubblica, nata sui principi di «concordia e unità» e soprattutto mossa da «un atto di fede».
Ha poi difeso con forza il valore storico della Costituzione, elogiando lo straordinario lavoro di sintesi svolto dai padri costituenti. Ha respinto nettamente le interpretazioni critiche che riducono quel dialogo a un «compromesso nel senso deteriore del termine» o a un semplice scambio di favori tra Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista. Al contrario, ha ribadito che quel lavoro obbediva al principio elementare secondo cui la «Repubblica è di tutti». E sulla stessa linea si sono espressi i presidenti delle Camere.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito l’Assemblea un «miracolo di lungimiranza politica» capace di avviare la pacificazione nazionale, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato il dibattito intenso da cui nacque un testo appartenente a tutto il popolo italiano. Il Presidente della Repubblica ha quindi concluso il suo discorso, ricordando il voto del 22 dicembre 1947. Giorno nel quale, con 453 voti favorevoli e 62 contrari, l’Italia ottenne la sua Costituzione.
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