Federacciai, la Federazione delle imprese siderurgiche italiane, ha eletto all’unanimità come proprio presidente Alessandro Banzato. Un nome che ha sorpreso in quanto si tratta di uno dei quattro condannati in primo grado per la tragedia avvenuta il 13 maggio 2018 nello stabilimento delle Acciaierie Venete a Padova. Quel giorno una “siviera” – un grande recipiente metallico a forma di secchio – contenente 90 tonnellate di metallo liquido a una temperatura di 1.600 gradi si è staccata facendo cadere la sostanza bollente sugli operai che in quel momento stavano lavorando. A diversi mesi di distanza, due di questi morirono a causa delle gravi ustioni. Altri due rimasero feriti ma sopravvissero.
La condanna non è ovviamente definitiva e in Italia vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Come riporta Il Fatto Quotidiano, a stonare sono le dichiarazioni di alcuni vertici aziendali e istituzionali che hanno accolto con un certo favore l’elezione di Banzato, trascurando il processo in corso. Tra questi c’è il governatore del Veneto, il leghista Alessandro Stefani, che ha parlato di un “nome che premia una ragguardevole esperienza non solo nel settore siderurgico, maturata anche come vicepresidente di Confindustria Veneto”.
Le carte del processo su Banzato
Le carte della condanna in primo grado, il cui processo di appello si concluderà in autunno, descrivono invece una situazione in cui l’efficacia della produzione industriale sarebbe stata favorita rispetto alla sicurezza dei lavoratori. Oltre a Banzato, sono stati condannati il direttore dello stabilimento di Padova e il consigliere con delega ai collaudi della ditta che aveva costruito la “siviera”.
Nel corso del processo è stato analizzato il ciclo di produzione ed è stato certificato che gli operai avrebbero dovuto allontanarsi dall’area al momento del passaggio della siviera. Un tecnico dello Spisal ha calcolato che questa manovra avrebbe “aumentato di circa il 23% in più le ore lavorate”. In questo senso, il giudice ha scritto: “È innegabile che un risparmio non modesto sia stato conseguito per la mancata implementazione della norma. Al risparmio sul costo del lavoro va aggiunto quello relativo ai mancati investimenti per implementare la procedura di sicurezza”.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





