Il maltempo ha rischiato di cancellare il discorso di Donald Trump per i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza. Dopo i picchi di caldo che avevano costretto a ritardare la cerimonia, l’area del National Mall era stata evacuata per il rischio tempesta. Alla fine, sotto il palco di Washington, sono rimaste circa 150mila persone, meno della metà di quelle presenti nel pomeriggio. Trump ha trasformato anche il clima imbizzarrito in una prova di volontà americana: «Non c’era modo che potessimo essere dissuasi».
«Questo è il grande giorno»
Arrivato sul palco con la moglie Melania, Trump ha raccontato che un collaboratore gli aveva suggerito di rinviare l’intervento: «Non si preoccupi, signore, possiamo farlo magari la prossima settimana». La risposta, ha detto il presidente americano, è stata secca: «La prossima settimana non va bene. Questo è il grande giorno. Vogliamo il 4 luglio».
Il discorso è durato circa trentacinque minuti, più contenuto rispetto agli standard del presidente, che aveva annunciato un intervento «molto lungo». Il tono, però, è rimasto quello consueto: retorica patriottica, autocelebrazione e attacchi senza freni agli avversari interni ed esteri.
«La nazione più incredibile mai esistita»
Trump ha descritto gli Stati Uniti come «la nazione più straordinaria, più eccezionale, più incredibile che sia mai esistita sulla faccia della terra». E ancora: «Non c’è niente di simile nella storia. Per due secoli e mezzo, la nostra repubblica è stata il culmine della storia umana».
Davanti alla folla, il presidente ha rivendicato un’America «più forte, libera, ricca, sicura e orgogliosa come mai prima». Poi, assumendo torni messianici, ha parlato della Dichiarazione d’Indipendenza come fondamento di una missione storica e religiosa e ricordato che «siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente».
«Abbiamo annientato Iran e Venezuela»
Trump ha rivendicato anche la difesa del Secondo Emendamento, che tutela il diritto a possedere e portare armi. «Non l’hanno toccato affatto», ha detto. «Lo abbiamo protetto e continueremo a farlo».
Poi ha evocato l’esercito e i fronti internazionali: «La nostra ascesa a nazione più forte e potente del mondo non è stata un caso fortuito della storia», ha detto; è successo perché «abbiamo ricostruito il nostro esercito durante il mio primo mandato. Lo abbiamo utilizzato un po’ anche nel nostro… in realtà dovrei dire terzo mandato, ma non lo farò perché non voglio polemiche. Ma lo abbiamo utilizzato e abbiamo ottenuto un successo straordinario. Guardate il Venezuela, guardate l’Iran, li abbiamo annientati, abbiamo annientato i loro eserciti».
L’attacco al comunismo
Trump ha poi rilanciato l’allarme sul «pericolo comunista», già agitato nel discorso davanti al Monte Rushmore. A preoccupare il presidente americano le ormai prossime elezioni di mid-term e i socialisti che un po’ ovunque stanno vincendo le primarie democratiche. «L’America non sarà mai un Paese comunista. Non accadrà», ha scandito Trump. «Il comunismo è perdente e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l’opposto del sistema americano e non ha mai funzionato». Secondo Trump, i soldati americani non hanno combattuto il comunismo «sui campi di battaglia di tutto il mondo» per vederlo riaffiorare negli Stati Uniti. Per questo, ha minacciato, il «cancro» del comunismo va «stroncato sul nascere».
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





