La linea di Palazzo Chigi in vista del summit NATO ad Ankara è quella di non reagire alle provocazioni del Presidente USA Donald Trump. Nella consapevolezza della personalità imprevedibile del tycoon, è meglio rispondere con distacco. Sicuramente questa volta la premier Meloni non tenterà un riavvicinamento, né chiederà all’ex alleato di scattare dei selfie da postare sui social. Deve prestare attenzione anche ai sorrisi e agli sguardi, dato che proprio alle 22.51 di domenica 5 luglio l’inquilino della Casa Bianca ha postato su Truth una foto della premier che lo guarda radiosa, accompagnandolo alla didascalia: «Serve un ordine restrittivo».
Continua quindi la delegittimazione di Giorgia Meloni come figura istituzionale e alta carica di uno Stato sovrano. Ridotta a quella di una fan sfegatata che «implora» il suo idolo per uno scatto ricordo. Alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane, è possibile che la premier abbia finalmente imparato la lezione, così come gli esponenti dell’esecutivo: mai fidarsi del leader dei repubblicani. Anche perché la cerchia ristretta del tycoon non vede l’Italia in modo diverso. Ricordiamo che l’ambasciatore USA Tilman Fertitta, titolare di Villa Taverna a Roma, in occasione dell’Independence Day ha chiamato per tutta la sera il vicepremier Matteo Salvini «Mario». Non si ricordava il nome del segretario leghista.
Non ha potato nessun vantaggio neanche la missione del consigliere diplomatico Fabrizio Saggio a Washington, così come il dialogo intrattenuto tra Fertitta e il presidente del Senato Ignazio La Russa, la cui capacità persuasiva non ha addolcito la posizione degli Stati Uniti nei confronti della premier Giorgia Meloni. Quest’ultima ormai è in difficoltà, non sa come muoversi. Tanto che, come riporta la stampa italiana, tra i corridoi di Palazzo Chigi si stanno sollevando i timori di un altro attacco frontale. La leader di Fratelli d’Italia, che pensava di essere la preferita di Donald Trump, ora cammina in un campo minato, dove qualsiasi frase, atteggiamento o sguardo rischia di essere usato contro di lei.
È consapevole, quindi, che in prospettiva del vertice NATO l’attenzione dei media del Belpaese, e non solo, convergerà sulla sua persona e soprattutto sul rapporto con l’ex amico. L’unica speranza per l’esecutivo è che il tycoon si acquieti una volta confermata l’intenzione di rispettare l’impegno relativo al 5% del Pil da destinare alla difesa dell’Alleanza Atlantica entro il 2035. Un desiderio espresso più volte dal Presidente USA, insieme alle accuse di negligenza rivolte ai partner occidentali.
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