Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è stato arrestato la mattina dell’8 luglio con l’accusa di truffa ed evasione fiscale. Secondo le indagini della Procura di Roma sarebbe stato a capo di un sistema che avrebbe prodotto un danno da cinque milioni di euro tra il 1° gennaio 2020 e il 27 febbraio 2026. Altri 400mila euro, invece, sarebbero stati evasi dalle tasse. Per queste ragioni e per il rischio di una recidiva, il politico ultracattolico è stato posto agli arresti domiciliari.
Le indagini si sono concentrate sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva“, ovvero il circuito che Adinolfi promuoveva anche sui suoi canali social. I partecipanti avrebbero versato al giornalista quote trimestrali o annuali, dai 3mila ai 10mila euro, con la promessa di rendimenti fino al 40% annuo, grazie al lavoro di un “team di esperti” e sofisticati algoritmi di scommessa. Alcuni di questi hanno invece dichiarato di non aver mai ricevuto indietro le somme investite, nonostante la garanzia di Adinolfi che l’importo iniziale sarebbe sempre stato garantito.
Le indagini su Adinolfi
Le indagini della Guardia di Finanza hanno permesso di ricostruire un quadro chiaro di quanto accaduto. Secondo l’accusa, “Scommessa Collettiva” non sarebbe stato altro che uno “schema Ponzi“, ovvero un sistema piramidale consistente in una truffa finanziaria basata sulla raccolta sistematica di fondi privati e sull’accredito parziale nel tempo di vincite e interessi promessi così da incentivare gli ulteriori finanziamenti, inscenando la parvenza di un meccanismo che funziona. In realtà, nessuno degli iscritti avrebbe ricevuto quanto promesso.
I bonifici con causale “Cristo regna”
Gli inquirenti hanno analizzato i conti bancari di Adinolfi e, sulla base dei dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate, è risultata un’incoerenza tra le somme accreditate sui rapporti finanziari di cui il politico risultava l’unico intestatario. Sembra, dunque, che nel 2017 Adinolfi “non abbia presentato alcuna dichiarazione dei redditi”. Inoltre, sarebbero state individuate anche causali sui bonifici – del valore di 3.830 euro – recanti la denominazione “Cristo Regna”.
L’inganno dei clienti di “Scommessa Collettiva”
Ad aggravare il quadro, come si legge nelle carte dell’inchiesta, è la consapevolezza che Adinolfi sia un soggetto noto per i suoi trascorsi politici e come giornalista, opinionista e uomo di fede religiosa. “Proprio la sua notorietà ha inciso sull’affidamento delle persone nella bontà di quanto convintamente affermava al fine di raccogliere denaro”, ha spiegato il Gip, chiarendo che la posizione di Adinolfi avrebbe messo in una situazione di debolezza il consumatore che non aveva modo di interloquire personalmente con l’opinionista per chiarire i suoi dubbi.
I guadagni spesi in viaggi e beni di lusso
Inoltre, viene sottolineata “la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso” che dimostrerebbe la volontà e la capacità di occultare i flussi residuali ed eludere i controlli dell’amministrazione finanziaria. Il gip ha anche sottolineato “l’atteggiamento intimidatorio assunto da Adinolfi rispetto a chi osi contrastarlo”.
Per quanto riguarda l’uso di questi guadagni, l’accusa sostiene che Adinolfi avrebbe speso le ingenti somme di denaro per l’acquisto di beni voluttuari o di lusso, come vari orologi, e con viaggi all’estero, con mete come le Maldive e l’Egitto. Inoltre, sarebbero stati usati per l’acquisto di imbarcazioni e automobili “che stranamente non sono riconducibili alla persona fisica di Adinolfi, benché siano stati dallo stesso acquistati con denaro proveniente dai propri conti correnti”.
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