mercoledì 15 Luglio 2026
Satnam Singh ph Ansa

Per l’omicidio di Satnam Singh condannato a 16 anni il datore di lavoro. I sindacati: “Sentenza coraggiosa, ma non basta”

Antonello Lovati è stato condannato per omicidio volontario, in quanto ritenuto consapevole che le sue azioni avrebbero potuto provocare la morte del suo bracciante. Pd Lazio: “Ora continuiamo a lottare per i diritti dei lavoratori”

Di Laura Laurenzi
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La di Satnam Singh, il deceduto il 19 giugno 2024 a a seguito di un incidente sul lavoro verificatosi due giorni prima, non è legata a un o a un’azione non deliberata. Lo ha confermato la Corte di Assise condannando il datore di lavoro della vittima, Antonello Lovato, a 16 anni di carcere per omicidio volontario, rigettando la richiesta della difesa di riqualificare la fattispecie in omicidio colposo.

L’imputato è accusato di aver portato il bracciante davanti a casa sua a bordo di un furgone, con il suo braccio amputato poggiato in una cassetta della frutta. Lo avrebbe poi scaricato lì, senza allertare i soccorsi. Le cure in ospedale si sono rivelate insufficienti, vista la gravità della ferita e il nei soccorsi.  “Quella di Satnam Singh è la morte di un uomo che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all’improvviso, ma lentamente”, ha dichiarato la procuratrice aggiunta Luigia Spinelli nel corso della requisitoria.

A fronte della gravità del fatto, la aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere per il datore di lavoro, in quanto quest’ è accusato di aver accettato la possibile morte del suo bracciante, pur di evitare le conseguenze derivanti dall’intervento dei soccorsi e dall’accertamento dell’incidente. La Camera di Consiglio è durata 5 ore, in quanto i si sono soffermati a riflettere sul nesso causale tra le condotte contestate all’imputato e la morte di Singh.

La sentenza “coraggiosa” per l’omicidio di Satnam Singh

Il verdetto ha soddisfatto le associazioni e i sindacati che da ormai due anni seguono il caso. Per ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), che si è costituita parte civile nel processo, la decisione dei giudici “assume un significato che va oltre il singolo accertamento penale”. L’avvocato Massimiliano Gabrielli ha infatti specificato che il processo per la morte di Singh “riguarda l’intero sistema della prevenzione e della tutela sui luoghi di lavoro”. Si tratta, quindi, di una sentenza destinata a creare un importante precedente, definita di fatto “coraggiosa”.

Il di ANMIL, Amedeo Bozzer, ha sottolineato come una condanna a 16 anni di carcere per un datore di lavoro sia una rarità nel nostro Paese. Anche per questo, la sentenza è di fondamentale importanza, perché dimostra che chi si approfitta del proprio ruolo poi ne paga le conseguenze. La decisione dei giudici della Corte di Assise di Latina, però, è solo la continuazione di una lotta. “Dobbiamo proseguire con determinazione nell’impegno per la lotta al caporalato e per la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”, ha dichiarato in una nota il gruppo del democratico al Consiglio Regionale del Lazio.

Rifondazione comunista: “Sentenza importante, ma non basta”

Una posizione condivisa anche da Rifondazione Comunista che in una nota ha ricordato che condanne come questa non sono comunque sufficienti. “Occorre uno scatto d’orgoglio perché forze politiche di opposizione, società civile, sindacati, impongano il rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora”, hanno spiegato gli esponenti del movimento, ricordando come il primo passo per la sicurezza sul lavoro sia il monitoraggio dei territori e l’apertura delle vertenze contro chi non rispetta i diritti dei lavoratori.

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