Roberto Vannacci era atteso alle 17.30 in piazza Giacomo Leopardi, nel quartiere di Albaro, a Genova. L’appuntamento con il leader di Futuro nazionale è slittato di un’ora. Il tempo di blindare l’area e arginare le proteste dei duecento attivisti di Genova Antifascista, Cgil, Anpi, Fiom e Pd. Su questo gioca il generale una volta raggiunto il palco: «Mi vergogno di vivere in un Paese dove per fare un comizio bisogna svuotare le caserme. Qualcuno ha minacciato di mettere a ferro e fuoco la città. Il linguaggio è libero», afferma alle cinquecento persone presenti. Insieme a lui sul palco anche diversi vannacciani, tra cui Emanuele Pozzolo.
Dopodiché – neppure il tempo di ambientarsi – parte all’attacco della sindaca di Genova Silvia Salis, che chiama «sindaco». La prima cittadina aveva definito la campagna sulla remigrazione «vergognosa». Ed è su questo che la punge il generale: «La parola remigrazione fa parte del vocabolario italiano ed eventualmente le spieghiamo anche cosa vuol dire, se lei ne ha vergogna non la pronunci, mica la obbligo». Ma su Salis non si limita a ribattere sulla gestione dei flussi migratori, ma critica anche la scelta di interrompere l’iter che avrebbe permesso alla polizia genovese di utilizzare il taser: «Come mai il sindaco di Genova ha eliminato la possibilità per la polizia locale di utilizzare il taser che salva le vite? Perché l’alternativa al taser è il caldo piombo, un piombo rigorosamente di fabbricazione italiana».
Coglie quindi l’occasione per sottolineare: «Abbiamo proposto un vero scudo penale e legale nei confronti delle forze dell’ordine. Poi abbiamo proposto di rivedere l’articolo 53 del codice penale, quello che autorizza l’uso legale delle armi da parte della forza coercitiva delle forze dell’ordine, per eliminare questa interpretazione di proporzionalità che non ci deve essere». Non solo: «Abbiamo proposto anche di rivedere il codice civile, eliminando la possibilità del risarcimento del criminale, che è lui stesso a innescare la reazione della vittima». E non manca di criticare l’esecutivo insediato a Palazzo Chigi: «Le nostre proposte sono estremamente concrete, bisogna portarle avanti. Purtroppo quest’alleanza di centrodestra le ha totalmente ignorate».
L’intervento
Una volta ultimata l’arringa contro l’amministrazione del Comune di Genova, Roberto Vannacci è passato alla politica nazionale. In particolare, si è concentrato sulla legge elettorale, ribadendo la volontà di difendere a spada tratta l’inserimento delle preferenze, in quanto «unica forza politica che vuole ridare sovranità al popolo». E a chi teme che questo possa favorire il sistema dello scambio di voti, il generale risponde: «Oggi è facilissimo alimentare il voto di scambio, mi presento dal segretario di partito con un paio di milioni su tavolo e vengo eletto, mi presento dal segretario di partito proponendogli una collaborazione con una serie di giornali e vengo inserito in un listino bloccato. Non parliamo di voto di scambio. Le preferenze sono l’unico provvedimento che restituirebbe la dignità al Parlamento».
Coglie quindi l’opportunità per chiarire la sua posizione nell’ambito delle alleanze. Al momento Fn è isolato. La coalizione di centrodestra fa muro, con una buona spinta del vicepremier Matteo Salvini, che dopo il sorpasso dei vannacciani sul Carroccio teme di essere sostituito. Il generale, su questo, si mostra conciliante e apre a un confronto sia con il segretario della Lega, che con il leader di Forza Italia Antonio Tajani: «Un caffè lo prendo con tutti, anche con Fratoianni. Io non ho problemi a discutere con qualsiasi persona, la forza delle idee sta nella capacità di poterle argomentare, non di proibirle o censurarle come vorrebbero fare i manifestanti».
Rimane irremovibile però sulle condizioni che possano favorire il dialogo con l’attuale maggioranza: «Futuro Nazionale a oggi ha detto solamente che si presenta come principale interlocutore dell’alleanza di centrodestra, ma non ha richiesto alleanze, quindi va avanti per la propria strada, persegue i propri principi e i propri valori, ha già stabilito delle linee rosse che non sono negoziabili, poi le alleanze si faranno».
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