mercoledì 15 Luglio 2026
Aurora Tila ph Chi l'ha visto

“L’ho uccisa io”. Confessa il 15enne che ha ucciso Aurora Tila

L’imputato, condannato in primo grado a 17 anni di carcere, ha cambiato versione e ha ammesso di aver spinto già dal terrazzo la vittima. Per la famiglia si tratta solo di un modo per ottenere uno sconto di pena

Di Laura Laurenzi
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Il minore condannato in primo grado per l’omicidio di Aurora Tila, la di Piacenza spinta giù dal terrazzo della sua abitazione nell’ottobre del 2024, ha confessato. Lo ha fatto durante la prima del processo d’appello a Bologna, videocollegato dal minorile di Catanzaro. Dopo aver preso la parola per rendere le sue dichiarazioni spontanee, ha smesso di dichiararsi innocente e ha confermato di aver ucciso la giovanissima. Il processo è stato aggiornato al 10 settembre, quando dovrebbe esserci la sentenza.

Il giovane è accusato di aver spinto la ragazzina fino a farla cadere oltre il cornicione. Quando Tila si sarebbe aggrappata al muretto nel disperato tentativo di salvarsi, urlando e pregando di non essere uccisa, lui le avrebbe colpito le mani con le ginocchia, con l’obiettivo di farla cadere nel vuoto. Poi avrebbe chiamato le forze dell’ordine e avrebbe parlato di un incidente.

Lo scetticismo della di Aurora Tila

La sua confessione chiude un cerchio, come spiegato dai familiari della , ma appare anche puramente strumentale. Dal loro punto di vista, il minore vorrebbe ottenere una diminuzione della pena, vista la in primo grado a di carcere inflitta dal Tribunale dei .

Le prove contro di lui, infatti, sono state definite “granitiche”: dalle testimonianze di chi quella mattina del 25 ottobre 2024 ha visto Tila lottare per la sua vita fino alle relazioni scientifiche degli esperti. Inoltre, ci sarebbero anche le parole di un suo compagno di cella, il quale avrebbe riferito che l’imputato il giorno prima dell’omicidio avrebbe detto a un amico che voleva uccidere la 13enne. Per questo il minore aveva portato con sé un cacciavite, che è stato poi sequestrato.

L’ipotesi dello stalking e della premeditazione

Fondamentali anche i messaggi che la vittima aveva inviato a ChatGPT, a cui aveva chiesto diversi pareri sulla sua relazione con l’allora . “Secondo te dovrei lasciarlo?”, aveva chiesto all’ tra l’estate del 2024 e i primi giorni di ottobre, oltre ad aver più volte chiesto come comportarsi in quella che gli inquirenti hanno definito una “delicata e soffocante situazione”. Tila si era anche confidata con i familiari e con l’assistente sociale che seguiva la sua famiglia. Tutte prove che avrebbero portato all’ipotesi di reato di stalking nei confronti dell’imputato.

Il giovanissimo aveva convinto la ragazzina a incontrarlo un’ultima volta. La 13enne, infatti, era pronta a interrompere quella relazione tossica e a cercare una nuova libertà. “Domani ultima volta, poi mai più” e “Ti prometto che dopo l’uscita di venerdì non ti cercherò mai più”, le avrebbe scritto. Secondo gli inquirenti, in quel momento l’allora 15enne sapeva già che l’avrebbe uccisa.

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