Il minore condannato in primo grado per l’omicidio di Aurora Tila, la 13enne di Piacenza spinta giù dal terrazzo della sua abitazione nell’ottobre del 2024, ha confessato. Lo ha fatto durante la prima udienza del processo d’appello a Bologna, videocollegato dal carcere minorile di Catanzaro. Dopo aver preso la parola per rendere le sue dichiarazioni spontanee, ha smesso di dichiararsi innocente e ha confermato di aver ucciso la giovanissima. Il processo è stato aggiornato al 10 settembre, quando dovrebbe esserci la sentenza.
Il giovane è accusato di aver spinto la ragazzina fino a farla cadere oltre il cornicione. Quando Tila si sarebbe aggrappata al muretto nel disperato tentativo di salvarsi, urlando e pregando di non essere uccisa, lui le avrebbe colpito le mani con le ginocchia, con l’obiettivo di farla cadere nel vuoto. Poi avrebbe chiamato le forze dell’ordine e avrebbe parlato di un incidente.
Lo scetticismo della famiglia di Aurora Tila
La sua confessione chiude un cerchio, come spiegato dai familiari della vittima, ma appare anche puramente strumentale. Dal loro punto di vista, il minore vorrebbe ottenere una diminuzione della pena, vista la condanna in primo grado a 17 anni di carcere inflitta dal Tribunale dei minorenni.
Le prove contro di lui, infatti, sono state definite “granitiche”: dalle testimonianze di chi quella mattina del 25 ottobre 2024 ha visto Tila lottare per la sua vita fino alle relazioni scientifiche degli esperti. Inoltre, ci sarebbero anche le parole di un suo compagno di cella, il quale avrebbe riferito che l’imputato il giorno prima dell’omicidio avrebbe detto a un amico che voleva uccidere la 13enne. Per questo il minore aveva portato con sé un cacciavite, che è stato poi sequestrato.
L’ipotesi dello stalking e della premeditazione
Fondamentali anche i messaggi che la vittima aveva inviato a ChatGPT, a cui aveva chiesto diversi pareri sulla sua relazione con l’allora 15enne. “Secondo te dovrei lasciarlo?”, aveva chiesto all’Intelligenza Artificiale tra l’estate del 2024 e i primi giorni di ottobre, oltre ad aver più volte chiesto come comportarsi in quella che gli inquirenti hanno definito una “delicata e soffocante situazione”. Tila si era anche confidata con i familiari e con l’assistente sociale che seguiva la sua famiglia. Tutte prove che avrebbero portato all’ipotesi di reato di stalking nei confronti dell’imputato.
Il giovanissimo aveva convinto la ragazzina a incontrarlo un’ultima volta. La 13enne, infatti, era pronta a interrompere quella relazione tossica e a cercare una nuova libertà. “Domani ultima volta, poi mai più” e “Ti prometto che dopo l’uscita di venerdì non ti cercherò mai più”, le avrebbe scritto. Secondo gli inquirenti, in quel momento l’allora 15enne sapeva già che l’avrebbe uccisa.
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