domenica 30 Agosto 2026
Tajani e Salvini

Legge elettorale, perché Lega e Forza Italia non vogliono le preferenze

Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha promesso di stanare chi tra i deputati di maggioranza ha votato «no» all’emendamento 1.077. Marina Berlusconi potrebbe aver influenzato gli azzurri

Di Maria Vittoria Ciocci
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Il centrodestra si spacca sul nodo delle preferenze. A «tradire» la premier Giorgia Meloni – che più volte ha sottolineato di averci messo «la faccia» – sarebbero stati tra 31 e 34 franchi tiratori. Uno smacco che non è piaciuto tra i banchi di Fratelli d’Italia, tanto che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha già promesso di stanare chi ha votato «no» all’emendamento 1.077.

Per evitare di attaccare direttamente gli alleati, dunque gli scettici esponenti di Lega e , il capro espiatorio è diventato Futuro nazionale. Che però si smarca dalle accuse, in quanto i hanno filmato in diretta il momento del voto a favore del «sì». Avevano già previsto che qualcuno avrebbe voltato le spalle propri compagni di coalizione nella segretezza delle urne.

I motivi per cui i leghisti e i forzisti si sono mossi con cautela sono semplici. In primo luogo, soprattutto in sede del Carroccio, il timore era che l’inserimento delle preferenze potesse favorire una competizione interna, che si già manifesta da mesi tra gli esponenti regionali, in particolare tra i governatori – ed ex governatori – del Nord e del Sud Italia. In secondo luogo, i listini bloccati potevano tradursi in uno «scarso impegno» da parte dei candidati.

D’altro canto, Fratelli d’Italia e Noi Moderati contavano sulle preferenze per coinvolgere attivamente gli elettori nella scelta dei loro rappresentanti, così da combattere – o per lo meno provarci – l’astensionismo. Un ragionamento non del tutto infondato, che si è scontrato, sembra, con disposizioni piovute dall’alto. Fonti parlamentari sostengono che nel dietrofront di alcuni franchi tiratori ci sia la mano di una delle eredi del «Cavaliere», Berlusconi.

Quest’ultima aveva già invitato l’ alla cautela dopo la referendaria dello scorso 23 marzo, chiedendo agli esponenti di maggioranza di concentrarsi su manovre che potessero convincere gli elettori ad affidarsi nuovamente al centrodestra in vista delle politiche del 2027. Il «no» all’emendamento 1.077 diventa così una risposta a Fratelli d’Italia, che invece ha preferito tirare dritto sulla riforma elettorale e accelerare l’iter di approvazione.

Inoltre, Marina Berlusconi non vede con favore neppure lo spropositato premio di maggioranza alla coalizione vincente. La sua preoccupazione risiede nelle prossime elezioni per il Colle e nella necessità di arginare l’estrema , anche di fronte all’ascesa improvvisa di Roberto . Tutte dinamiche, insomma, che hanno ricordato alla premier Meloni di non essere sola a Palazzo .

Un alleato insoddisfatto è pericoloso e quanto accaduto a Montecitorio il 14 luglio ne è la prova schiacciante.

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