Il trapper Sami Abou El Hassan, in arte Sacky, è indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di minacce e lesioni personali aggravate da futili motivi e finalità di discriminazione. I fatti risalgono al 1° marzo, quando due ragazzi argentini ebrei hanno raggiunto il capoluogo lombardo per frequentare un seminario. All’uscita dal supermercato Carrefour, un gruppo di cinque persone – tra cui Sacky – ha notato che indossavano la kippah. «Fuck Israel», ha urlato uno della banda.
Il trapper, a quel punto, si è rivolto al suo braccio destro Abdurahman Hamza e gli ha indicato le due vittime. Hamza, ex pugile e membro della crew del cantante, ha sferrato un pugno in pieno volto a uno dei giovani ebrei che gli aveva chiesto spiegazioni per la vessazione ricevuta. Il ragazzo argentino è svenuto e ha riportato una grave frattura al naso. L’ex pugile si trova ora ai domiciliari, mentre l’artista è indagato proprio per il gesto di aver indicato la vittima al suo collaboratore.
È lo stesso trapper che nel 2021 era stato ospitato dal sindaco di Milano Beppe Sala a Palazzo Marino per discutere di un centro di aggregazione da aprire nel quartiere. Il giovane, oltre a essere accusato di lesioni aggravate dalla finalità di discriminazione, dovrà rispondere anche di aver spinto il ragazzo ebreo ferito e poi fuggire insieme agli altri quattro membri del gruppo. Il cantante non è nuovo alla giustizia. Nel 2019 era stato accusato di lesioni insieme a Neima Ezza. E quando era ancora minorenne venne condannato al carcere per rapina.
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