giovedì 16 Luglio 2026
Washington, Donald Trump al National Mall per il 4 luglio. EPA (epa13088160)

L’accusa di Trump: la Cina truccò le elezioni del 2020, la Cia sapeva

In prima serata, alle 3 di notte ora italiana, il presidente americano parlerà alla nazione. Secondo la Cbs, il tema sarà il ruolo di Pechino nella vittoria di Joe Biden nel 2020: una ricostruzione già smontata dagli apparati di intelligence, ma che il tycoon vuole rilanciare presentando documenti declassificati

Di Giustino Marai
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Donald Trump parlerà alla nazione in prima serata dalla East Room della Casa Bianca. Il tema ufficiale non è stato chiarito, ma il presidente ha già evocato la « delle » e un «annuncio molto grande». Secondo la Cbs, Trump intende sostenere che la Cina avrebbe compromesso dati degli americani nel 2020 e che la ne fosse a conoscenza. Una ricostruzione che vorrebbe riaprire il dossier sulle elezioni “truccate” per favorire . Una teoria già smontata dagli enti certificatori e dagli apparati di .

Le anticipazioni della Cbs

Secondo fonti citate dall’emittente americana, Trump potrebbe presentare materiale declassificato sui tentativi cinesi di accesso ai dati elettorali. Alla Casa Bianca sono attesi anche i vertici di Cia, Fbi, National Intelligence e Sicurezza interna.
Il punto, però, è cosa dica davvero quel materiale. Le anticipazioni parlano di dati degli elettori «compromessi», ma non risulta che l’intelligence americana abbia mai concluso che Pechino abbia manipolato voti, cambiato risultati o interferito con le infrastrutture elettorali.
Anche la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha ammesso che «nessuno sa ancora cosa alla fine dirà» il presidente americano.

Cosa diceva l’intelligence nel

All’inizio del 2021 il National Intelligence Council stabilì «con un livello alto di affidabilità» che la Cina non aveva cercato di influenzare l’esito delle presidenziali del 2020. La valutazione era che Pechino non vedesse benefici sufficienti, né dalla vittoria di Trump né da quella di Biden, da giustificare il rischio di essere scoperta.
Le agenzie americane conclusero anche che la Cina non aveva interferito con le infrastrutture elettorali, comprese le macchine per il conteggio dei voti. Esisteva un parere minoritario, secondo cui Pechino avrebbe cercato di indebolire la rielezione di Trump attraverso social media e dichiarazioni pubbliche. Ma anche quel parere non parlava di manipolazione del voto.

L’analisi dei dati elettorali

Un rapporto declassificato nel 2022 indicava che nell’aprile 2020 l’intelligence cinese avrebbe analizzato dati di registrazione degli elettori in diversi Stati americani. Ma il documento, pieno di omissis, suggeriva che l’obiettivo fosse studiare l’opinione pubblica in vista del voto, non alterare il elettorale.
C’è poi un punto essenziale: in molti Stati americani una parte dei registri elettorali è accessibile pubblicamente. Il rapporto non chiariva come la Cina avrebbe ottenuto quei dati, quanto fossero riservati e soprattutto non accusava Pechino di averli manipolati.

Le accuse di Trump

Il timore dei democratici è che Trump usi il discorso per ridare forza a tesi già smontate sulle elezioni del 2020. Alexandria Ocasio-Cortez e altri esponenti hanno chiesto alle emittenti di non trasmettere l’intervento in diretta, temendo una nuova ondata di disinformazione. Trump ha infatti passato anni a contestare la legittimità della vittoria di Biden, ha attaccato il voto per posta, ha sostenuto senza prove frodi diffuse da parte di non cittadini e ha messo in dubbio la regolarità delle macchine per il voto. Una narrazione rilanciata anche daFox , che ha poi dovuto pagare un indennizzo di 787 milioni di dollari a Dominion Voting Systems per evitare il processo sulle false accuse relative ai sistemi di conteggio.

La preoccupazione per le elezioni di midterm

«Senza elezioni libere e giuste, non c’è un paese», ha detto mercoledì Trump anticipando il discorso e il suo «annuncio molto grande».
Il sospetto di molti è che questo nuovo probabile attacco al sistema elettorale americano sia un cinico piano per prepararsi alle elezioni di midterm, che vedono Trump in crisi nera nei sondaggi. Il presidente americano sta spingendo per il Save America Act, una legge che imporrebbe nuove restrizioni al voto ma che al momento è ferma al Senato. Nel frattempo ha rimosso due dei tre membri dell’Election Assistance Commission (l’ente che assiste gli Stati nello svolgimento delle elezioni), entrambi democratici. Il terzo, repubblicano, si è dimesso. E se a novembre le elezioni dovessero deluderlo, il rischio che non riconosca il risultato e tenti l’ennesimo colpo di mano non può più essere escluso.

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