La presenza di cinque addetti stampa di FdI in tribuna alla Camera durante il voto del 17 luglio sulla legge elettorale rappresenta uno dei segnali più evidenti della crisi del Governo Meloni. Anche se la riforma è stata approvata alla Camera, con la maggioranza finalmente ricompattata, i malumori non si spengono. Mentre la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, riflette su come proseguire il percorso sulle preferenze, il suo partito si organizza per cercare i franchi tiratori.
A riferirlo è Il Giornale, testata molto vicina al Governo, secondo cui i dipendenti dell’ufficio stampa del partito della premier avrebbero sfruttato la posizione della tribuna, situata sopra gli scranni di Lega e FI, per cercare di capire se vi fosse qualche deputato intento a votare contro la riforma. L’Associazione stampa parlamentare ha già chiesto chiarimenti alla Camera, visto che gli spazi destinati ai giornalisti devono restare separati da quelli utilizzati dai dipendenti dei gruppi.
Il litigio tra Molteni (Lega) e Lollobrigida (FdI)
Eppure, questo episodio non è l’unico a testimoniare le tensioni che serpeggiano nella maggioranza. Ad aggiungersi c’è anche il litigio alla Camera tra il sottosegretario leghista Nicola Molteni e il ministro dell’Agricoltura in quota FdI, Francesco Lollobrigida. Sempre secondo Il Giornale, Molteni ha respinto con sdegno le accuse di non aver votato l’emendamento sulle preferenze, pur essendo a Montecitorio. Mentre raggiungeva il suo posto, avrebbe puntato il dito contro gli scranni del partito della Presidente del Consiglio, furioso per la critica.
Il botta e risposta tra Zaffini (FdI) e Centinaio (Lega)
Come se non bastasse, una certa tensione era presente anche al Senato durante la votazione delle quattro pre-intese sulla riforma dell’autonomia differenziata. I senatori Franco Zaffini di FdI e Gian Marco Centinaio della Lega hanno discusso animatamente. “Ora basta, ti metti sempre a pecorina con l’opposizione”, ha dichiarato il primo, scatenando la furia del leghista: “Come ti permetti, io non ti dico che hai rotto i coglioni durante la seduta”. Nella maggioranza, dunque, l’aria che si respira è piuttosto pesante.
Meloni e i dubbi sul futuro della legge elettorale
Meloni, intanto, continua a riflettere su come gestire al meglio la riforma della legge elettorale. La leader di FdI non vorrebbe rinunciare alle preferenze, ma è consapevole che se al Senato – dove non vi sarà il voto segreto – l’emendamento potrebbe ottenere il via libera, il problema si ripresenterebbe identico alla Camera. Dopo una modifica nel passaggio da Montecitorio a Palazzo Madama, infatti, il testo dovrà essere riproposto alla Camera, dove probabilmente l’opposizione chiederà di nuovo il voto segreto. E una seconda bocciatura potrebbe essere fatale per il Governo Meloni.
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