La dirigente del Popolo della Famiglia Cristina Zaccanti commenta così l’arresto di Mario Adinolfi: «Io continuo a sperare che dica la verità». Qualcosa si era incrinato all’interno del partito già ad aprile, quando il segretario ed ex giornalista aveva proposto un presunto sistema di scommesse per accumulare denaro. In caso di perdita al gioco, spiega Zaccanti, Adinolfi aveva garantito che avrebbe restituito la cifra. «Un investimento presentato come assolutamente legale, con le tasse pagate all’origine, un sistema sicuro, trasparente e a capitale garantito», racconta ad Adnkronos, «Credevamo che meritasse la nostra fiducia e quindi anche il nostro aiuto proprio come si fa in famiglia».
In quanto coordinatrice regionale del partito in Piemonte, Zaccanti ha cominciato a ricevere personalmente le telefonate dei sostenitori di Popolo della Famiglia, che chiedevano garanzie riguardo la restituzione della somma versata. La stessa dirigente aveva investito 10 mila euro in una scommessa poi persa. Adinolfi le aveva restituito metà dell’importo, motivo per cui – in un primo momento – Zaccanti aveva scelto di invitare gli esponenti del partito ad avere pazienza. Poi i nodi hanno iniziato a venire al pettine e così l’ex insegnante in pensione ha deciso di rivolgersi al legale Giorgio Dipietromaria, che a sua volta ha sporto denuncia al procuratore Pollidori: «Ho capito che, a quel punto, bisognava denunciare e ho saputo che già altri si erano mossi a Roma».
La tendenza di Adinolfi a «tergiversare» in vista della scadenza del sistema di scommesse, nel mese di gennaio, aveva messo in allarme Zaccanti. Un mese dopo la coordinatrice regionale aveva espresso al suo segretario l’intenzione di «prendere le distanze» e così ad aprile, insieme al responsabile di Torino, aveva scritto un comunicato in cui chiedevano espressamente ad Adinolfi di «mantenere le promesse». «La sua reazione è stata espellermi dalla chat nazionale, ma non dai miei ruoli», specifica. A quel punto era chiaro che qualcosa non quadrasse nel progetto e dunque Zaccanti aveva scelto di lasciare tutto in mano alla magistratura.
Una volta predisposto l’arresto domiciliare, Adinolfi si è immediatamente dichiarato totalmente innocente. Ha giustificato con queste parole il sistema di scommesse, di cui hanno parlato anche «Le Iene» in un servizio andato in onda ad aprile, nel quale è stata intervistata la stessa Zaccanti: «Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri». La dirigente di Popolo della Famiglia aveva invece commentato così il provvedimento giudiziario: «Sollevata perché, parafrasando Manzoni, potrei dire ‘La c’è la giustizia’».
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