Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è un’occasione persa. In Italia, i problemi pervasivi sono due: clima e terreno. Il 94,5% dei comuni si trova alla mercé dei disastri ambientali. Dagli alluvioni, che talvolta seguono lunghi periodi di siccità, responsabili dello scatenarsi di valanghe, frane – il caso Niscemi è lampante – ed erosione costiera. Eppure, il governo guidato dalla premier Giorgia Meloni, dei 190 miliardi ricevuti dall’Europa, ha stanziato solo 2 miliardi di euro nel dissesto idrogeologico. Una cifra forse simbolica, ma totalmente inefficace per sopperire alle reali esigenze del Belpaese.
Consideriamo, ad esempio, che un recente rapporto dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ha evidenziato come la spesa per riparare i danni del dissesto sia triplicata, passando da 1 miliardo a 3,3 miliardi l’anno. Se a questo sommiamo le conseguenze dei terremoti e degli incendi, ma anche della siccità e delle mareggiate, la quota supera la soglia dei 12 miliardi. E così i comuni si ritrovano a tagliare sui servizi e investire i fondi pubblici disponibili sull’assistenza della popolazione e sulle riparazioni.
La cifra stanziata dall’esecutivo include 500 milioni per un sistema avanzato di previsione e monitoraggio e 1,49 miliardi per interventi contro gli alluvioni e le frane. Di questi, 290 milioni sono per l’Emilia-Romagna, 1,2 miliardi per Toscana e Marche e 1,2 miliardi per altre aree sottoposte alle calamità naturali. Per un totale di 1,99 miliardi.
Se contiamo i 5,3 miliardi stanziati dal 2010 al 2013 – e i fondi europei ottenuti dal leader del M5S Giuseppe Conte, quando era a Palazzo Chigi –, appare chiaro che la cifra risulta piuttosto modesta. Non solo, dei 21,6 miliardi stanziati negli ultimi 15 anni, solo il 20% dei cantieri è stato completato. Questo perché sono almeno 13 i soggetti e gli enti coinvolti negli interventi per prevenire il rischio idrogeologico.
In un primo momento, il Pnrr garantiva uno stanziamento di 6 miliardi per il sanamento dei territori e l’efficienza energetica nei comuni, ma la misura strutturale è stata eliminata in un secondo momento. Forse, per altre priorità.
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