La banda accusata dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci era pronta a lasciare l’Italia. Dalle carte dell’inchiesta della Dda di Roma emergono contatti, soldi e istruzioni per una fuga temporanea all’estero. Secondo il gip, a garantire l’allontanamento sarebbero stati i mandanti, ancora senza nome.
Il piano per lasciare l’Italia
Nell’ordinanza cautelare vengono citate diverse intercettazioni. Gli indagati avrebbero seguito gli sviluppi dell’indagine contando su una rete di appoggio. Secondo il gip, chi ha ordinato l’attentato aveva «l’intenso interesse» ad allontanare gli autori dal territorio italiano, fornendo anche «delle versioni di comodo finalizzate, si badi bene, non a scagionarlo ma esclusivamente ad evitare che loro stessi siano identificati».
In un dialogo del 10 aprile, uno degli arrestati dice di «avere già preso contatti con un soggetto terzo», indicato come «quello», disponibile a garantire «un temporaneo allontanamento dal territorio».
«Ti danno i soldi e ti vai a divertire»
Gli indagati parlano di una fuga di «10-15 giorni» in Paesi come Spagna, Austria e Francia. Antonio Passariello, indicato dagli inquirenti tra i capi del gruppo, avrebbe preferito la Spagna. «Ti danno i soldi e ti vai a divertire… 10-15 giorni… e poi torni… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta», dice in una conversazione intercettata.
In un altro passaggio si parla di un sostegno economico continuativo: «Vuoi andare un mese in Spagna? Pure 200 euro al giorno te li mandiamo noi». Per il gip, queste frasi mostrano «l’esistenza di una rete relazionale idonea a garantire appoggi, coperture e possibilità di spostamento rapido».
Il riferimento all’attentato
La fuga sarebbe stata organizzata anche per evitare controlli e intercettazioni. Secondo l’ordinanza, la banda poteva contare su «risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative».
Passariello avrebbe dato istruzioni precise: «I telefoni non ve li dovete portare proprio». Poi il riferimento alle schede telefoniche da usare e gettare: «Ogni volta che la usi chiami, stacchi e la butti».
Nelle stesse intercettazioni, secondo gli inquirenti, gli arrestati parlano anche dell’attentato contro Ranucci assumendosene di fatto la responsabilità. «Ti ricordi quella tarantella che ho fatto a Roma?», dice uno di loro, senza sapere di essere ascoltato.
La disponibilità di esplosivo
Per il gip, le risultanze acquisite costituiscono «elementi gravi, precisi e concordanti» per ritenere che i quattro arrestati «abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati».
Dalle carte emerge anche l’ipotesi di una disponibilità stabile di esplosivo. La banda avrebbe usato «gelatina da cava». In un’intercettazione di febbraio, un indagato dice: «Dobbiamo buttare i palazzi a terra». Per il gip, quelle parole «non lasciano alcun dubbio» sul fatto che fosse «in attesa di ricevere un ordigno esplosivo» anche mesi dopo l’episodio Ranucci.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





