Secondo la difesa di Miriam Caroccia, il denaro utilizzato per acquistare le quote della società sarebbe stato versato dall’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. La diciannovenne è stata sentita oggi a piazzale Clodio; a breve verrà ascoltato anche il padre Mauro, che sta scontando una condanna definitiva a quattro anni per reati di stampo mafioso.
Il capitale sociale
“Non c’è un centesimo della criminalità organizzata ne ‘Le 5 Forchette’, non c’entra nulla la famiglia Caroccia, non c’entra nulla la famiglia Senese. I soldi sono stati messi da Delmastro: questo lo chiariremo perché è tutto tracciato”: a sostenere questa ricostruzione è l’avvocato Fabrizio Gallo, legale dei Caroccia.
“Nel capitale sociale complessivo della srl di 10 mila euro, sono stati versati 2.500 euro, di cui la quota di Miriam Caroccia è 1.250”, ha proseguito Gallo. “Se noi muoviamo tutta la criminalità di Roma per questa cifra siamo messi male. Davanti al notaio di Biella lei c’era e sapeva di essere amministratore unico“. Nella Bisteccheria, Miriam avrebbe lavorato anche come cameriera e si sarebbe occupata delle pulizie.
Il rapporto tra Delmastro e Mauro Caroccia
Secondo il legale, Mauro Caroccia e Andrea Delmastro si sarebbero conosciuti quando l’ex sottosegretario ha iniziato a mangiare alla Bisteccheria d’Italia assieme agli uomini della sua scorta. Delmastro avrebbe poi teso una mano a Mauro Caroccia quando, nel 2019, il suo locale venne dato alle fiamme. Delmastro, dunque, credeva che Mauro Caroccia fosse, non un sodale, ma una vittima della criminalità organizzata. “L’apertura della società ‘Le 5 Forchette’ con la figlia Miriam”, continua Fabrizio Gallo, “è stata una scelta per sentirsi più tranquillo: una parte della criminalità che lo vessava si è allontanata perché vedeva Delmastro frequentare il locale con la scorta, auto dello Stato. Pensava di cambiare vita”.
Le ipotesi della Dda
Di segno opposto la ricostruzione degli inquirenti. La Direzione distrettuale antimafia di Roma ritiene che la società “Le 5 Forchette” servisse a “trasferire e reinvestire” proventi illeciti riconducibili ai Senese, con l’obiettivo di “rafforzare la presenza sul territorio” del clan. I reati ipotizzati sono riciclaggio e intestazione fittizia di beni, aggravati dall’aver agevolato un’associazione mafiosa.
Un impianto accusatorio che la difesa respinge, ma che resta al centro delle verifiche della Procura.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
