La Bulgaria torna alle urne per eleggere i 240 deputati dell’Assemblea Nazionale. È l’ottava volta in cinque anni che si procede con il voto parlamentare anticipato. Una conseguenza della fragilità delle coalizioni e delle numerose proteste in piazza. Tra i favoriti c’è Rumen Radev, già ex presidente della Repubblica – dal 2017 al mese di gennaio dell’anno corrente –, si è dimesso in anticipo per fondare Bulgaria Progressista (Pb). La coalizione è composta da tre partiti socialdemocratici e si attesta al 35% ai sondaggi.
Quasi 10 punti percentuali più in basso si trova invece l’alleanza dei conservatori di centrodestra: Unione delle forze democratiche (Gerb-Sds). Il leader è l’ex premier Boyko Borisov, che si ferma al 18,8%. Mentre Bulgaria democratica (Pp-Db), la quale non supera l’11,6%, si attesta al terzo posto. Fuori dal podio, il Movimento per i diritti e le libertà (Dps) che conquista il 9,3%, mentre il gruppo nazionalista di estrema destra Rinascita (Vazrazhdane) si stabilizza intorno al 7,5%. Infine, il Partito socialista bulgaro (Bsp) rimane al 4,1%. Si è rifiutato di entrare nella coalizione di Pb, di conseguenza difficilmente entrerà in Parlamento, poiché sotto la soglia di sbarramento.
Alla luce di questo, è probabile che il nuovo premier della Bulgaria sarà proprio Radev, il quale però ha già confermato di non aver intenzione di formare il governo insieme a Gerb di Borisov, ma neppure a Dps. Sul tavolo c’è una potenziale coalizione con Pd-Dp oppure un dialogo con Vazrazhdane. Le due opzioni determinano però una linea di governo ben diversa, soprattutto nei confronti di Bruxelles. Mentre i primi sono europeisti, il secondo è fortemente nazionalista e anti-europeista. Il rischio di procedere alle none elezioni è dietro l’angolo.
Radev si propone come alternativa a Gerb
I conservatori governano la Bulgaria dal 2009, quasi ininterrottamente. L’ex comandante della Aeronautica Rumen Radev si è proposto come alternativa, rinunciando all’incarico di presidente della Repubblica e dedicandosi alla corsa alle elezioni parlamentari. In campagna elettorale ha promesso di concentrarsi sulla lotta alla corruzione e di distruggere il “modello oligarchico che governa il Paese da oltre trent’anni”. Mentre in politica estera, gli viene contestata un’ambigua vicinanza a Mosca.
Il suo debutto in politica è datato 2016, quando vinse le elezioni presidenziali insieme al Partito socialista. Il punto di svolta però arriva solo nel 2020, quando l’allora premier Borisov venne travolto dalle proteste anti-corruzione.
Radev viene definito dagli analisti un “Orbán moderato” ed è osservato con un certo scetticismo da Bruxelles. La ragione risiede proprio nella sua posizione sulla guerra russo-ucraina.
Ha infatti condannato l’invasione, ma si è sempre opposto al sostegno militare a Kiev. È contrario, peraltro, all’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, siglato all’inizio di quest’anno. E rispetto ai rapporti diretti con il Cremlino, Radev sostiene l’apertura a un dialogo e un confronto sull’approvvigionamento energetico, che per l’Unione europea rappresenta un nervo scoperto.
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