Attilio Fontana attacca il governo per aver fermato la riforma dei medici di famiglia. Il presidente leghista della Lombardia giudica «affrettata» la decisione di accantonare il passaggio di una parte dei professionisti alla dipendenza dal Servizio sanitario nazionale e avverte che, senza una soluzione alternativa, le Case di comunità finanziate dal Pnrr rischiano di aprire senza personale. Prima di lui, l’assessore lombardo Guido Bertolaso si era dimesso per protesta dal ruolo di vicecoordinatore degli assessori regionali alla Sanità.
Fontana: «Decisione affrettata»
Il governatore lombardo ha difeso una proposta sostenuta trasversalmente dalle Regioni, molte delle quali governate dal centrodestra.
«Era una strada necessaria, nata dai bisogni di salute dei territori e nell’interesse dei cittadini, e l’avvio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità», ha dichiarato Fontana. «Si trattava di una proposta sottoscritta da numerosi governatori appartenenti a schieramenti diversi, che avrebbe consentito di realizzare una sanità ancora più vicina ai cittadini e ai territori. Per questo ritengo che la decisione di ritirarla sia stata quantomeno affrettata».
«Una riforma utile per tutti»
Il presidente della Lombardia si è detto dispiaciuto che «condizionamenti di varia natura abbiano fatto venir meno l’opportunità di portare avanti una riforma utile per tutti e capace di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni di salute dei cittadini». Ora, ha aggiunto, «occorre ripartire e capire come garantire i servizi all’interno delle Case di comunità, che continuo a ritenere uno strumento fondamentale per assicurare prestazioni e assistenza sul territorio, evitando quando possibile il ricorso agli ospedali».
L’attacco di Fontana arriva dopo che il suo assessore assessore al Welfare, Guido Bertolaso, per protesta verso la decisione del governo ha lasciato l’incarico di vicecoordinatore degli assessori regionali nella commissione Salute.
Schillaci: «Fiducioso in un accordo»
Il ministro della Salute Orazio Schillaci assicura che il progetto non è stato abbandonato e punta a un’intesa con Regioni e medici.
«Posso confermare che il nostro obiettivo, condiviso con le Regioni e ovviamente condiviso con il governo, è quello di far sì che al 30 giugno, che è la scadenza imposta dal Pnrr, partano le Case di comunità». Se le nuove strutture non fossero operative entro quella data, circa 2 miliardi di euro di fondi sarebbero a rischio. Per questo, a breve è previsto un incontro con le rappresentanze dei medici di medicina generale: «Credo che, lavorando insieme con loro e con le Regioni, riusciremo a trovare per questa data così importante una prima definizione» ha dichiarato il Ministro.
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