“L’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa”. Lo ha spiegato il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (FdI) a La Presse: “È prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi – si riferisce ad Aleksej Vladimirovič Paramonov, rappresentante diplomatico di Putin a Roma, n.d.r. – anche per non esporre direttamente il ministro”. La vicenda è emersa tra le pagine del Corriere della Sera e, stando alla ricostruzione, avrebbe irritato non poco la premier Giorgia Meloni. Una narrazione che però lo stesso Cirielli ha smentito, in quanto priva “di ogni fondamento”.
Meloni tenuta all’oscuro
Secondo quanto afferma il Corriere, Cirielli non avrebbe concordato il tête-à-tête con Paramonov e così Giorgia Meloni sarebbe rimasta spiazzata una volta appresa la notizia. A questo è seguito un confronto “franco” tra i due e il silenzio tombale da parte della premier. Tanto che da giorni il viceministro FdI lamenta di non riuscire a contattarla: “Giorgia, non mi risponde”.
Di fronte al tentativo di Palazzo Chigi di non trasformare il fatto in un caso mediatico, è intervenuto lo stesso Paramonov, che in un’intervista all’agenzia Ria Novosti del 10 febbraio ha recriminato alla presidente di “adottare la condotta dello struzzo”, ossia “evitare di dare ascolto all’opinione dei propri cittadini, fingendo che l’assenza di cooperazione e di dialogo con la Russia non stia avendo alcun tipo di impatto sull’Italia”.
E pensare che Meloni giovedì, in Aula, ha ribadito con convinzione la sua posizione in merito al conflitto in Ucraina, evidenziando nuovamente la responsabilità della Russia e accusando il Cremlino di aver indirettamente provocato l’escalation del conflitto in Medio Oriente e la sistematica violazione del diritto internazionale. Una posizione non condivisa dal vicepremier Matteo Salvini, che invece da tempo invita a riaprire il dialogo con il Cremlino e valutare l’acquisto del gas e petrolio russo.
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