Il veto di Viktor Orbán al prestito da 90 miliardi all’Ucraina agita l’Ue: l’intesa già approvata a dicembre resta bloccata nonostante l’accordo raggiunto nei giorni scorsi con l’Ucraina per il ripristino dell’oleodotto Druzhba.
Dal canto suo, Orbán ha dichiarato di aver difeso gli interessi del Paese rompendo «il blocco petrolifero imposto da Zelensky», e ha ribadito che «l’Europa non può sopravvivere senza il supporto energetico della Russia. Ora lo negano, ma non ci vorranno più di una o due settimane perché sia evidente a tutti».
Condanna quasi unanime
Durissime le reazioni. Il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha paragonato la mossa di Orbán a un ricatto verso le istituzioni europee. Per Ursula von der Leyen, «il prestito resta bloccato perché un leader non rispetta la parola data. Ma adempiremo, in un modo o nell’altro». Sulla stessa linea il presidente francese Emmanuel Macron, che ha invitato ad «attuare senza indugio l’accordo». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha denunciato la «grave slealtà» del premier ungherese, destinata a lasciare «tracce profonde» e avere «conseguenze che andranno ben oltre questo singolo episodio».
Meloni l’eccezione
A neanche un mese dalle elezioni, con i sondaggi che lo vedono in netto svantaggio, Orbán appare isolato come mai nei suoi sedici anni al potere. Tra i rappresentanti dei paesi fondatori dell’Unione Europea (allora CEE), l’unica sponda gliela offre Giorgia Meloni, che ha detto di aver letto «ricostruzioni bizzarre. La questione è risolvibile e per farlo serve flessibilità».
Secondo indiscrezioni, Meloni avrebbe detto anche di comprendere le ragioni dell’Ungheria. Ai giornalisti che gli hanno chiesto conferma di questa intesa con Roma, Orbán ha risposto con un’alzata di spalle e un sorriso compiaciuto.
Le mosse del Cremlino
L’altra sponda, la più rilevante, Budapest la trova a Mosca. Come Orbán, il portavoce russo Dmitry Peskov ha accusato Kiev di «ricatto energetico» verso i Paesi europei.
Sul piano diplomatico, Mosca ha anche preso tempo sui tentativi di mediazione: al prossimo incontro parteciperanno soltanto la delegazione ucraina e quella americana.
La crisi energetica globale, che potrebbe ulteriormente peggiorare nelle prossime settimane, ha rafforzato la posizione russa. Lo sa Putin, lo sa Trump, lo sa Orbán. E lo sa anche l’Ue.
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