venerdì 28 Agosto 2026
Condanna per l'ex sindacalista nel "caso dei 30 secondi". ANSA/MOURAD BALTI TOUAT

“Molestia sotto 30 secondi”. Sentenza ribaltata. Il sindacalista è stato condannato

La donna si era rivolta a lui per un caso di discriminazione sul lavoro. L'uomo era stato assolto due volte perché secondo i giudici la vittima non si era dileguata né aveva reagito nei primi trenta secondi

Di Redazione
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Dopo otto anni e due assoluzioni, la Corte d’Appello di Milano ha per sessuale l’ sindacalista accusato da una ex hostess di averla molestata all’aeroporto di Malpensa nel 2018. Nel secondo d’appello bis, i giudici hanno inflitto all’imputato una pena di un anno e due mesi e riconosciuto alla donna una provvisionale di 10mila . «Non posso dire di essere felice, ma c’è sollievo», ha commentato l’ex hostess.

La condanna dopo due assoluzioni

Il caso era diventato noto come quello dei “30 secondi”. Nei gradi di giudizio, l’, 48 anni, era stato assolto perché, secondo i giudici, la donna avrebbe avuto una finestra temporale sufficiente per reagire o allontanarsi mentre lui compiva la molestia.
La Cassazione, però, aveva annullato con rinvio la sentenza d’appello, accogliendo il ricorso della Procura generale. Per la Suprema Corte, il ritardo nella reazione della vittima è «irrilevante» ai fini della configurazione della violenza sessuale: la sorpresa davanti all’abuso può impedire a chi subisce di difendersi.

«Non posso dire di essere felice»

Dopo la sentenza, la donna ha parlato attraverso il telefono del suo legale, Gionata Bonuccelli. «Non posso dire di essere felice, ma c’è sollievo», ha detto. «Ho pagato un prezzo molto alto. Non è passato giorno in questi otto anni in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». L’ex hostess, oggi insegnante, ha aggiunto di sperare che quella di oggi sia «la puntata finale di questa storia» e che lei e la sua famiglia possano finalmente «mettere un punto».

«Una violenza nella violenza»

La donna si era rivolta al sindacalista per una questione di lavoro, legata a una presunta discriminazione. «Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo in Italia noi lavoratrici, soprattutto se madri, ci siamo un ‘ assuefatte e rassegnate», ha detto. Poi, ha aggiunto, «in questo panorama già poco roseo della mia vita è arrivato lui e si è approfittato della mia sofferenza».
Per la vittima, l’intero percorso giudiziario è stato «una violenza nella violenza».

Il nuovo processo d’appello

Nel processo bis, davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano, il pg Renna aveva chiesto una condanna a due anni. La donna era stata ascoltata ancora una volta a porte chiuse.
Il suo legale ha spiegato che la aveva tentato di «minare la sua credibilità», ma che la versione della vittima è rimasta salda. La Corte ha ribaltato le due precedenti assoluzioni, riconoscendo la responsabilità dell’imputato per violenza sessuale.

Il legale: «Sentenza spartiacque»

Per l’avvocato Bonuccelli, la decisione rappresenta una sentenza «spartiacque» sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche nella forma attenuata. «Poteva sembrare un caso di facile risoluzione, invece è stata una battaglia lunga e molto importante», ha detto.
Il legale ha ricordato che la sua assistita «da sempre ha raccontato un che è un reato» e che la vicenda l’ha segnata profondamente. A settembre, inoltre, si aprirà davanti al Tribunale di Novara un procedimento per diffamazione a mezzo stampa legato a dichiarazioni attribuite all’imputato.

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