martedì 9 Giugno 2026
Ben Gvir

“Da Paese dello Stivale a quello delle ciabatte” Ben Gvir insulta l’Italia dopo l’avvio delle indagini per torture sulla Flotilla

Il ministro israeliano sostiene che questa indagine non lo fermerà dal continuare a difendere il suo Paese. I magistrati potrebbero allungare la lista degli indagati a figure apicali dell’esercito e del governo di Tel Aviv

Da Redazione
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Il ministro della Sicurezza nazionale israeliana, Itamar Ben Gvir, non ha accolto con moderazione la notizia dell’avvio di un’indagine da parte della Procura di Roma sulle violenze subite dagli attivisti della Global Sumud Flotilla in Israele. “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”, ha scritto sui social, a poca distanza dall’annuncio dell’avvio delle indagini. “Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta”, ha aggiunto, ribadendo di essere pronto a proseguire con i suoi comportamenti.

I magistrati di Piazzale Clodio hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro estremista del governo Netanyahu, mentre si valutano i nomi giunti dalla fondazione Hind Rajab. Si tratta dei profili di alcuni militari che gli attivisti hanno indicato come responsabili degli abusi subiti dopo l’abbordaggio delle imbarcazioni in acque internazionali, avvenuto lo scorso 29 aprile. La Procura della capitale si è attivata dopo la diffusione del video in cui si vedono gli attivisti della Flotilla nel porto di Ashdod, inginocchiati e faccia a terra mentre vengono umiliati da Ben Gvir e diversi soldati israeliani.

Intanto, cresce l’apprensione per gli undici attivisti, tra cui due italiani, che sono stati arrestati in Libia mentre tentavano di raggiungere Gaza via terra con la Global Sumud Convoy. Si trovano in cella dal 24 maggio, ma per il momento non è stata formalizzata alcuna accusa.

Le indagini su Ben Gvir, ministri e soldati di Israele

Le immagini diffuse da Ben Gvir avevano smosso anche il governo italiano, solitamente poco duro nei confronti delle azioni di Israele. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, avevano condannato l’atteggiamento di Israele e chiesto che giungessero scuse immediate per quanto accaduto. Il titolare della Farnesina è intervenuto anche oggi, definendo “inaccettabili” le parole del ministro israeliano. Una richiesta che è stata ignorata dalle autorità del Paese ebraico. Ora, la Procura di Roma è intenzionata a fare chiarezza su cosa sia realmente avvenuto in quei giorni in Israele.

La lista degli indagati potrebbe allungarsi. Gli attivisti hanno infatti citato come aggressori alcune figure al vertice dell’esercito israeliano. Si tratta di Eyal Harel, che dal 16 aprile scorso è al vertice dello Stato maggiore di difesa, Eyal Zamir, capo del servizio penitenziario Kobi Yaakobi, e anche il ministro della Difesa, Israel Katz. Proprio le testimonianze degli uomini e delle donne della Flotilla saranno cruciali per fare luce sui possibili abusi. Le foto e i referti medici delle ferite fisiche sono già in mano ai magistrati, comprese quelle degli ospedali turchi dove sono giunti gli attivisti dopo la liberazione.

Gli avvocati riferiscono di almeno 35 persone con le costole fratturate e di dodici denunce di violenza sessuale. Questa inchiesta, poi, potrebbe aggiungersi ad un secondo filone di indagine. La Procura di Roma ha avviato indagini anche per l’assalto alla spedizione della Flotilla del 1° ottobre 2025. A seguito di una comunicazione da parte di via Arenula agli inquirenti romani, la richiesta di atti verrà inoltrata direttamente all’Ufficio giudiziario della Capitale.

Leggi anche: Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro indagato con l’ipotesi di violenza sessuale

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