Il caso delle chat di Andrea Delmastro ha attraversato nelle ultime settimane diversi passaggi parlamentari, trasformandosi in uno dei dossier più delicati del confronto tra maggioranza e opposizioni. Al centro della vicenda ci sono le conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e Mauro Caroccia, imprenditore romano coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta Bisteccheria d’Italia e ritenuto dagli investigatori vicino al clan Senese. La Procura di Roma ha chiesto alla Camera l’autorizzazione per acquisire le comunicazioni, mentre il Parlamento ha dovuto valutare il rapporto tra le esigenze dell’indagine e le garanzie previste per la corrispondenza dei parlamentari.
Il confronto ha raggiunto un passaggio particolarmente acceso tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto. Dopo il precedente voto della Giunta per le Autorizzazioni contrario alla richiesta della magistratura, la questione dell’accesso materiale alle chat ha aperto un ulteriore fronte istituzionale. Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori, aveva autorizzato i componenti dell’organismo a consultare la documentazione trasmessa dalla Procura. La decisione ha però incontrato l’opposizione della maggioranza, che ha chiesto l’intervento del presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Il voto 7-6 della Giunta per il Regolamento
Il 4 agosto la Giunta per il Regolamento della Camera ha affrontato il nodo procedurale relativo alla consultazione delle conversazioni. La votazione si è conclusa con un risultato di 7 voti contro 6 a favore della posizione della maggioranza e ha portato al rinvio della decisione. Il passaggio ha alimentato ulteriormente lo scontro tra i gruppi parlamentari, soprattutto perché le opposizioni chiedevano di poter esaminare direttamente il contenuto della documentazione arrivata dalla Procura di Roma.
La vicenda ha assunto così una dimensione che va oltre il semplice contenuto delle conversazioni. Da una parte, la maggioranza ha richiamato la necessità di tutelare le prerogative parlamentari e di evitare che la magistratura possa acquisire indiscriminatamente comunicazioni riconducibili a un parlamentare. Dall’altra, le opposizioni hanno contestato il rischio che le garanzie parlamentari possano impedire agli stessi deputati chiamati a esprimersi di conoscere integralmente gli elementi trasmessi dagli inquirenti.
Lo scontro ha coinvolto anche Devis Dori, che ha difeso la possibilità per i componenti della Giunta di conoscere gli atti necessari per svolgere il proprio compito. Il presidente dell’organismo ha sostenuto che una commissione parlamentare chiamata a valutare una richiesta della magistratura debba poter esaminare la documentazione ricevuta, pur nel rispetto dei limiti sulla divulgazione del materiale. La maggioranza, invece, ha insistito sulla necessità di affrontare prima il problema regolamentare.
Dalle Giunte al voto dell’Aula della Camera
Il confronto non si è però fermato al rinvio del 4 agosto. Il giorno successivo, 5 agosto 2026, l’Aula della Camera ha affrontato la questione e ha confermato la linea già emersa nella Giunta per le Autorizzazioni. Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, Montecitorio ha approvato la relazione che negava alla magistratura l’autorizzazione ad acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. Il voto dell’Aula ha quindi segnato il passaggio decisivo della procedura parlamentare sulla richiesta della Procura di Roma.
La decisione della Camera ha provocato nuove reazioni politiche. I gruppi della maggioranza hanno difeso il risultato come una tutela delle prerogative costituzionali dei parlamentari, mentre le opposizioni hanno contestato la scelta sostenendo che le conversazioni potessero rappresentare elementi utili per il lavoro della magistratura. Il voto ha inoltre evidenziato una netta contrapposizione politica sul modo in cui Parlamento e magistratura debbano rapportarsi quando un’indagine coinvolge comunicazioni di un rappresentante delle istituzioni.
La posizione di Delmastro e il futuro della vicenda
Andrea Delmastro, che nel frattempo ha lasciato l’incarico di sottosegretario alla Giustizia, ha sempre sostenuto di non avere nulla da nascondere. In precedenza aveva spiegato di avere inviato alla Procura di Roma la corrispondenza con Mauro Caroccia, sostenendo che la pubblicazione e l’esame delle conversazioni avrebbero potuto chiarire la sua posizione. “Il deposito delle chat farà piena chiarezza sulla mia estraneità”, aveva dichiarato il parlamentare.
Il caso resta quindi significativo soprattutto per il rapporto tra le istituzioni coinvolte. Il voto del 5 agosto ha chiuso il principale passaggio parlamentare sulla richiesta di acquisizione delle chat, ma il confronto politico e istituzionale non si è esaurito con la votazione. La vicenda continua infatti a rappresentare un terreno di scontro tra chi considera prioritaria la protezione della corrispondenza parlamentare e chi ritiene necessario garantire alla magistratura la possibilità di utilizzare gli elementi potenzialmente utili alle proprie indagini.
La sequenza degli ultimi giorni mostra dunque un quadro più articolato rispetto alla sola votazione 7-6 della Giunta per il Regolamento. Il rinvio deciso il 4 agosto ha lasciato spazio al successivo voto dell’Aula, che il 5 agosto ha respinto la richiesta di acquisizione delle chat con 206 voti contro 133. Per questo, allo stato attuale, il confronto parlamentare sulla richiesta della Procura ha raggiunto un punto decisivo, mentre restano sul piano politico le discussioni sulle prerogative della Camera, sulla tutela della corrispondenza dei parlamentari e sul rapporto tra Parlamento e magistratura.
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