venerdì 8 Maggio 2026

Ees: il sistema Ue “più moderno” e le code infinite negli aeroporti

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – L’Entry/Exit System (Ees), il sistema informatico introdotto nell’area Schengen per i controlli alle frontiere, è il “sistema più moderno al mondo” per la gestione dei confini. E, se qualcosa non va, per esempio le lunghe code segnalate negli aeroporti per i passeggeri provenienti da Paesi esterni all’area di libera circolazione delle persone, è colpa dell'”attenzione mediatica negativa”, vale a dire dei giornalisti. E’ quanto emerso dalla discussione nel collegio dei commissari del 10 marzo scorso tenutasi a Strasburgo, nella quale, a quanto riporta il verbale consultato dall’Adnkronos, si è discusso anche del nuovo sistema di controllo passaporti, lanciato nell’ottobre 2025 e pienamente operativo dal 10 aprile scorso. 

I controlli alle frontiere, hanno denunciato esattamente un mese dopo il collegio le associazioni europee degli aeroporti (Aci Europe) e delle compagnie aeree (A4E), hanno comportato, nel primo giorno di applicazione piena dell’Ees, code di “due-tre ore” al controllo documenti, malgrado la sospensione di alcuni obblighi, come quello di raccogliere dati biometrici. Nel primo giorno di applicazione piena dell’Ees, le associazioni hanno segnalato “significativi disagi alle operazioni di volo, con passeggeri che hanno perso i voli e ritardi dovuti ai lunghi tempi di controllo alle frontiere”.  

Ad esempio, hanno riportato sempre il 10 aprile le associazioni europee degli aeroporti e delle compagnie aeree, “un volo per il Regno Unito oggi non aveva 51 passeggeri a bordo alla partenza. Un altro volo non aveva passeggeri a bordo all’orario di chiusura del gate e, 90 minuti dopo, 12 passeggeri dovevano ancora raggiungere il gate”. Insomma, stando a quanto hanno scritto le associazioni di settore, l’esordio dell’Ees è stato un mezzo disastro.  

Eppure, appena un mese prima, il collegio dei commissari aveva discusso dell’Ees. Ma il comunicato di Aci Europe e Airlines for Europe e il verbale del collegio dei commissari sono agli antipodi, nella percezione della situazione. Il commissario agli Affari Interni Magnus Brunner, responsabile del dossier, austriaco del Ppe, ha spiegato che, a partire dal 10 aprile, il sistema di controllo delle frontiere “più moderno al mondo”, avrebbe registrato i passaporti e i dati biometrici di tutti i viaggiatori extra-Ue, sostituendo “completamente” la ‘vecchia’ timbratura dei passaporti.  

Brunner ha fornito ai colleghi cifre rassicuranti: “Nei primi quattro mesi successivi al lancio del sistema, avvenuto nell’ottobre 2025 – ha detto – sono stati registrati oltre 35 milioni di attraversamenti di frontiera, più di due milioni a settimana. In termini di respingimenti, a oltre 18.500 persone che rappresentavano un rischio per la sicurezza o per l’immigrazione è stato impedito l’ingresso nell’area Schengen”.  

Il sistema, ha sottolineato, sta “attirando l’attenzione di Paesi terzi come gli Stati Uniti, che dispongono di un sistema di ingresso ma non di un sistema di uscita, e il Canada, che li ha entrambi, ma senza alcun collegamento tra i due”. Un cambiamento di questa portata, ha concesso il commissario, “inevitabilmente comporta delle sfide”.  

Le preoccupazioni emergenti rientrano in tre categorie. In primo luogo, si è registrata un’attenzione mediatica negativa, alimentata da notizie di lunghe code negli aeroporti europei, anche prima che il sistema fosse pienamente operativo”. Brunner ha sottolineato “il lavoro di comunicazione svolto per contrastare gli effetti di questa stampa negativa e per evidenziare i vantaggi del sistema”.  

Il tono della copertura giornalistica non sembra essere cambiato molto, malgrado il “lavoro di comunicazione” dispiegato dalla Commissione, stando ai numerosi articoli, facilmente reperibili in rete, che raccontano di code lunghissime, aerei persi, rimborsi mancati e tutti i disagi che ne conseguono per i viaggiatori. 

In secondo luogo, ha spiegato ancora Brunner, “nei settori dei trasporti e del turismo si temono possibili code per i viaggiatori a causa dell’introduzione graduale del sistema. Questi timori sono comprensibili, data la complessità di un sistema che collega oltre 1.500 valichi di frontiera in 29 Paesi in diverse fasi di implementazione”. Brunner “ha specificamente osservato che tre Paesi dell’area Schengen stavano affrontando alcuni ritardi e problemi tecnici. Ha ricordato a tutti i Paesi la necessità di essere pronti entro aprile”.  

 

Infine, alcuni Paesi terzi “avevano espresso preoccupazioni, in particolare i Paesi dei Balcani Occidentali, dove le organizzazioni degli autotrasportatori si lamentavano dell’impatto del sistema sulla logistica. Brunner ha sottolineato che il nuovo sistema non modificava le norme esistenti, ma garantiva una maggiore conformità”. 

In conclusione, il commissario Brunner “ha sottolineato il successo europeo rappresentato dall’implementazione di questo sistema all’avanguardia a livello mondiale. Inoltre, il rafforzamento della sicurezza alle frontiere rispondeva direttamente alle aspettative dei cittadini dell’Ue”.  

Nel corso della “breve discussione” che ne è seguita, la Commissione “ha fatto riferimento principalmente alle implicazioni del rispetto delle norme sulla limitazione dei soggiorni degli autotrasportatori provenienti dai Balcani Occidentali, in un contesto di carenza di autotrasportatori nell’Ue”. 

 

In conclusione, la presidente Ursula von der Leyen “ha espresso la propria soddisfazione per il fatto che l’Ue si sia dotata del sistema più moderno al mondo e ha sottolineato che il nuovo sistema non modifica le norme, ma ne rende l’applicazione più trasparente”. Esattamente un mese dopo, il 10 aprile, Aci Europe (aeroporti) e Airlines for Europe (A4E, compagnie aeree) lanciavano l’allarme: “Le interruzioni del Sistema di ingresso e uscita (Ees) nel primo giorno di piena operatività confermano ancora una volta l’immediata necessità di flessibilità”.  

Per Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, e Ourania Georgoutsakou, amministratore delegato di A4E, “il rafforzamento della gestione delle frontiere non deve avvenire a scapito dell’efficienza operativa o dell’esperienza dei passeggeri. È in gioco -hanno avvertito – la reputazione dell’Europa come destinazione turistica e commerciale accessibile e funzionale, soprattutto considerando le significative interruzioni che il trasporto aereo sta già subendo a causa della situazione in corso in Medio Oriente”.  

Il picco della stagione turistica in Europa è ormai alle porte: si vedrà nelle prossime settimane se “l’attenzione mediatica negativa” continuerà ad offuscare l’operato della Commissione von der Leyen bis. (di Tommaso Gallavotti)
 

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