Mentre il governo Meloni vorrebbe dare un’ulteriore stretta ai pochi e incerti diritti che la giurisprudenza ha riconosciuto a chi vuole decidere come disporre della propria vita, l’Associazione Luca Coscioni prosegue la sua campagna volta all’approvazione di una legge di iniziativa popolare in favore dell’eutanasia legale. All’appello si è unito anche Roberto, 67 anni, affetto da ormai vent’anni da un glioma diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale ormai incurabile.
“Vorrei morire a casa mia”
“Da un momento all’altro, il tumore potrebbe provocare un ictus”, dice Roberto, che poi spiega perché vuole fare ricorso all’eutanasia. “Vorrei porre fine ai miei giorni prima che diventino impossibili a viversi. All’improvviso potrei perdere la vista, la parola, la capacità di muovere le braccia, le gambe. Purtroppo non c’è possibilità di cura. Ogni sera spero di morire nel sonno. La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Per questo ho chiesto di essere aiutato a morire come previsto dalla Corte Costituzionale. In Svizzera sono pronti ad aiutarmi, ma preferirei morire a casa mia. Credo che una prognosi infausta come la mia debba essere un requisito sufficiente per avere l’aiuto del mio sistema sanitario. È una questione di dignità”.
La domanda respinta e la nuova richiesta
Un anno e mezzo fa Roberto ha fatto domanda alla sua ASL per la verifica dei requisiti richiesti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per poter accedere all’eutanasia in Italia. A maggio 2025 ha ricevuto un diniego da parte delle autorità sanitarie in quanto, nonostante lo stadio terminale della sua malattia, Roberto non è dipendente da trattamenti di sostegno vitale.
A seguito del diniego, Roberto ha ottenuto l’autorizzazione al suicidio assistito in una clinica svizzera, ma il suo desiderio sarebbe quello di porre fine alle proprie sofferenze in Italia, nella propria casa. Per questo, ora che le sue condizioni si sono ulteriormente compromesse, ha chiesto una nuova valutazione del suo stato di salute.
Una legge di segno opposto
Il governo, come detto, sta lavorando a una proposta di legge che va nella direzione esattamente opposta, quella indicata da Meloni lo scorso gennaio: “Penso che il compito dello Stato sia quello di combattere la solitudine e l’abbandono, che fanno vedere il suicidio assistito come un’opzione”, aveva detto allora la presidente del Consiglio.
“Se approvata, questa proposta di legge cancellerebbe i diritti conquistati grazie allʼazione di disobbedienza civile a fianco a Dj Fabo e con la sentenza Cappato-Antoniani della Corte costituzionale”, denuncia l’Associazione Luca Coscioni. In particolare, darebbe a un Comitato di nomina governativa il ruolo che oggi compete ai medici del Servizio Sanitario Nazionale, e limiterebbe il diritto alla morte volontaria solo ai pazienti attaccati a una macchina, escludendo quindi i pazienti oncologici terminali o affetti da patologie neurodegenerative e annullando il valore di quanto da loro stabilito nel testamento biologico.
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