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domenica 19 Aprile, 2026
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Gaza dimenticata

Gaza dimenticata: le Idf negano l’acqua ai palestinesi

Tel Aviv impedisce la riparazione dell'acquedotto di Mekorot mentre nella Striscia muoiono in media dieci persone al giorno

Da Maria Vittoria Ciocci
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Nessuno parla più di Gaza. Del resto, non è cambiato nulla. Due milioni di sfollati, solo 3-5 litri di acqua al giorno per famiglia – quando secondo i rapporti OCHA, l’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa delle emergenze umanitarie, il limite dovrebbe essere di 15 litri –. Oltre l’80% delle reti idriche è stato distrutto dai bombardamenti delle Idf, il 97-98% dell’acqua disponibile non è potabile, mentre 1,9 milioni di civili vivono in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Secondo una ricerca condotta da Oxfam a Khan Younis, la popolazione che si è stabilita al centro e al nord della Striscia dipende per la maggior parte dal rifornimento di acqua tramite le autocisterne. Un metodo di distribuzione che però non funziona, in quanto non c’è abbastanza carburante per gli spostamenti. Inoltre l’esercito israeliano impedisce il passaggio del materiale necessario per riparare l’acquedotto di Mekorot. I civili, soprattutto bambini e anziani, rischiano di contrarre l’epatite e la dissenteria, ma anche la gastroenterite e il colera.

Dopo il Board of Peace nessun cambiamento

Il coordinatore medico di Emergency a Gaza, Giorgio Monti – intervistato da Monica Maggioni negli studi di In mezz’ora –, ha spiegato che “solo il 7% dei gazawi può andare al mercato a fare la spesa” e che “un milione e 200 mila persone vive sotto il fabbisogno nutritivo”. La Striscia dipende, peraltro, dai medicinali che provengono da Dubai, ma il conflitto iraniano ha causato inevitabilmente il blocco dell’invio di farmaci. “Dopo lo show del Board of Peace non si è visto nessun cambiamento” – ha concluso Monti.

La tregua promessa da Donald Trump, inoltre, non si è tradotta nella cessazione degli attacchi da parte dell’esercito israeliano. Dalla firma dell’accordo sono morti “una decina” di palestinesi al giorno, mentre i corridoi umanitari rimangono praticamente inaccessibili – con 18mila persone, tra cui diversi feriti e operatori umanitari, che sono in attesa di uscire dalla Striscia. Chi per ricevere cure, chi per rincasare –.

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