giovedì 30 Aprile 2026

Giorgetti: “Paese indebitato non è totalmente libero”

Il ministro dell’Economia frena sulle spese facili e richiama alla realtà dei conti durante l’esame sul Dfp: l'obiettivo è sfruttare i margini europei senza compromettere la sostenibilità

Da Alessio Matta
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Altro che promesse facili: il punto di partenza è il debito. Giancarlo Giorgetti lo mette in chiaro alla Camera, durante l’esame del Documento di Finanza Pubblica (Dfp), mentre viene votata la risoluzione di maggioranza. L’Italia ha il rapporto debito-Pil più alto d’Europa e questo, spiega il ministro dell’Economia, condiziona ogni scelta. “Questo paese ha il debito più elevato in percentuale d’Europa”.

Il testo approvato dal Parlamento punta a muoversi in Europa per “sfruttare la flessibilità” del Patto di stabilità. La novità è il richiamo alle clausole di salvaguardia previste dagli articoli 25 e 26. Il primo riguarda la deroga generale in caso di grave recessione, il secondo la clausola nazionale attivabile da un Paese Ue in presenza di circostanze eccezionali.

In questo quadro Giorgetti insiste su un punto chiave: “Un paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare”. Un messaggio rivolto a chi propone nuova spesa senza coperture. Per il ministro, ignorare il debito significa “ignorare la realtà”.

Il confronto con la Germania resta sullo sfondo. “Io invidio il collega tedesco che ha spazi fiscali che noi non abbiamo”, ammette. Una distanza che pesa sulle scelte di bilancio. Il rischio, avverte, è concreto. “Se qualcuno viene a proporre l’idea di cominciare a spendere senza ritegno, senza considerare questo tipo di vincolo, posso garantire che la sostenibilità del debito diventerà un vero grosso problema”. Per questo la linea resta prudente.

Nel frattempo, secondo il ministro, l’economia ha retto agli shock: dalla crisi energetica legata alla guerra in Ucraina fino alle tensioni in Medio Oriente. “Siamo riusciti a disimpegnarci come Paese meglio di quello che era previsto”, osserva Giorgetti. A fine febbraio la crescita aveva ripreso, con un +0,2%. Ora serviranno conferme. “Noi dobbiamo scrivere delle previsioni che siano realistiche”, ribadisce.

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