Nel cantiere dell’Alta Velocità di Chiomonte, in Val di Susa, non è ancora stato scavato il tunnel che i treni dovrebbero attraversare. Lo evidenzia Il Fatto Quotidiano, chiarendo che il progetto per la linea Torino-Lione potrebbe essere concluso con anni di ritardo rispetto a quanto prospettato. Dopo gli scontri tra forze dell’ordine e No Tav dello scorso 25 luglio, il cantiere è tornato al centro dell’attenzione dei cittadini, ma il tema dei ritardi è stato oscurato da quello delle violenze.
Come procedono i lavori nel cantiere di Chiomonte
Una parte degli italiani è convinta che quest’opera infrastrutturale renderà il Paese tecnologicamente più avanzato e semplificherà i collegamenti tra Italia e Francia, mentre un’altra parte di cittadini considera questa nuova tratta una spesa superflua. A preoccupare è la consapevolezza che gli studi e i lavori preliminari sono iniziati ormai 25 anni fa e oggi appaiono ancora lontani dalla loro conclusione. Secondo Telt, la società italo-francese che deve realizzare l’opera, nel 2033 la linea sarà conclusa.
I lavori, però, non starebbero seguendo il cronoprogramma. Tra il 2016 e il 2019 sono stati scavati nove chilometri con una fresa meccanica, la Tbm “Federica”. Poi il contratto con Telt è scaduto e la fresa è stata smontata. Fino al 2025 sono stati scavati 12 chilometri con le cariche esplosive e lo scorso settembre è stata montata una nuova fresa, la Tbm “Viviana”. In 10 mesi avrebbe dovuto scavare tre chilometri, ma ha percorso invece solo 300 metri. Il tutto solo dal lato francese.
Il nodo dei costi della Tav
A questi rallentamenti si aggiunge il problema dei fondi. Il costo aggiornato del tunnel è di 14,7 miliardi. Nel 2012 era di 11 miliardi. A questi si devono aggiungere 1,3 miliardi per il potenziamento della linea tra Modane e Dijon, 7,2 miliardi per le tratte di accesso ai tunnel francesi e 3 miliardi per la tratta italiana tra Avigliana e Orbassano.
Per il momento, l’Italia ha stanziato il 37% dei 6 miliardi previsti e la Francia 1,7 miliardi. Come riporta Il Fatto Quotidiano, il resto dei fondi dovrebbe arrivare dall’Ue. Il problema è che l’aumento di queste risorse deve essere deciso nel ciclo di bilancio, che ha una durata di 7 anni. L’ipotesi più probabile, quindi, è che si ricorra a fondi privati. La situazione non è semplice e le violenze dei No Tav rischiano di allontanare l’attenzione dei cittadini.
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