lunedì 15 Giugno 2026
Il genocidio degli armeni ph X

Il 24 aprile 1915 l’inizio del genocidio armeno: un milione e mezzo di morti nel silenzio della storia

Donne, uomini e bambini furono deportati, uccisi e lasciati morire di fame o di freddo. Una persecuzione sistematica messa in atto dall'Impero ottomano e che la Turchia oggi si ostina a non riconoscere

Da Laura Laurenzi
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Il 24 aprile è da oltre un secolo la data simbolo di uno degli eventi più brutali e violenti della storia umana. Tra il 1915 e il 1923, le autorità dell’Impero Ottomano hanno avviato una campagna sistematica di persecuzione, deportazione e sterminio contro la popolazione degli armeni. In poco meno di furono un milione e mezzo i morti. Una strage che ha preceduto e ispirato quella in atto dai nazisti.

Uomini, donne e bambini uccisi, scannati, lasciati morire di fame o di freddo. “Il grande male”, è così che i sopravvissuti del popolo armeno ricordano quanto subito dai loro avi. In una giornata come quella di oggi, in cui cade il 111esimo dell’inizio di questa strage, il potere della memoria e della celebrazione risulta fondamentale. Ricordare i dolori del passato per evitare che si ripetano nel presente. Il 24 aprile è una data simbolica, scelta perché nel 1915 si verificò una strage di intellettuali, politici e religiosi armeni a Costantinopoli.

Quello armeno è o non è un genocidio?

Oggi, ci sono ancora dubbi sul che questa strage possa essere considerata o no un genocidio. Alcuni storici si oppongono a questa visione, ritenendo che l’Impero ottomano non avesse realmente un progetto di sterminio. La Turchia non riconosce questa pagina della sua storia e respinge la definizione di “genocidio”, preferendo parlare di eventi legati al contesto della Prima Guerra Mondiale.

L’Italia il 10 aprile 2019 ha ufficialmente riconosciuto il genocidio degli armeni, come atto e morale che si inserisce nell’impegno per la tutela dei diritti umani e contro ogni forma di negazionismo. “Ricordare oggi questa atrocità significa rinnovare il monito verso quei governanti che, per meri interessi, alimentano divisioni e regionali, con il rischio di creare i presupposti di nuovi e più ampi conflitti”, ha dichiarato oggi Giulio Centemero, presidente dell’intergruppo di amicizia Italia-.

Una strage sistematica che oggi è ancora poco conosciuta, ma che segna uno dei momenti più bui della storia dell’umanità. Oggi l’Armenia è ancora un Paese assediato e perseguitato. Un territorio minuscolo senza sbocchi sul o energetiche. I suoi unici interlocutori politici ed economici sono l’Iran e la Russia. Negli ultimi anni ha però dimostrato un interesse e un’apertura ideologica nei confronti dell’Occidente e dell’Europa. Un popolo che porta con sé il ricordo di una violenza sconcertante e che oggi continua a lottare per la sua libertà.

Leggi anche: Perché il Dl Sicurezza non è degno di un Paese civile

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