Lo shock energetico provocato dalla guerra nel Golfo Persico rischia di rallentare la crescita e alimentare una nuova fiammata inflazionistica. È l’allarme lanciato dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta nella sua relazione, dove ha invitato l’Italia e l’Europa a reagire con decisioni rapide e coordinate, senza farsi paralizzare da lungaggini burocratiche e divisioni politiche.
“L’Italia ha perso slancio”
Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente e la chiusura di Hormuz, ha sottolineato Panetta, hanno “indebolito prospettive già fragili” per il nostro Paese, la cui economia aveva già perso slancio: “La fiducia delle famiglie è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi”.
In Italia la domanda interna resta uno dei principali motori della crescita, ma già nei mesi scorsi aveva mostrato un rallentamento. Il governatore ha osservato che “le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, che fino ad allora avevano rappresentato il principale sostegno all’attività economica”. Per questo, “senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”.
Il rischio di una fiammata inflazionistica
Nello scenario peggiore delineato dal governatore di Bankitalia, il protrarsi delle ostilità potrebbe sottrarre fino a un punto percentuale alla crescita europea nel biennio 2026-2027.
Ancora più preoccupante il possibile effetto sui prezzi. “L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo”, ha spiegato. Per questo la Banca centrale europea dovrà impedire che il rincaro dell’energia generi un circolo vizioso: “Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”.
“L’Europa acceleri sulle riforme”
Nelle sue considerazioni finali il governatore ha rivolto anche un appello alle istituzioni europee. “L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali” e “l’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee”. Da qui l’invito a trasformare rapidamente le priorità già individuate in “decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti”.
Panetta è tornato inoltre a sostenere la necessità di un titolo sovrano europeo comune, ritenuto essenziale per rafforzare l’integrazione finanziaria e sostenere gli investimenti strategici.
Il nodo dell’intelligenza artificiale
Un altro passaggio centrale della relazione ha riguardato l’intelligenza artificiale. Per il numero uno di Bankitalia, l’Europa dispone di competenze scientifiche, dati e strumenti normativi per competere, ma rischia di restare indietro a causa dei ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate.
Il governatore ha sottolineato che la trasformazione tecnologica “non sarà priva di costi” e che “i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze”. Per evitare questo scenario occorre favorire l’adozione dell’IA anche nelle piccole e medie imprese e investire nella formazione. “I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze”, affinché l’innovazione produca non solo maggiore produttività ma anche nuove opportunità di lavoro.
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