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domenica 19 Aprile, 2026
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Cappato, fine vita, Luca Coscioni

Mobilitazione nazionale contro la legge sul fine vita: “Cancella i diritti dei malati”

La manifestazione nelle piazze italiane contro il provvedimento in discussione al Senato che ridurrebbe il diritto all’aiuto alla morte volontaria

Da Alessio Matta
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Dal 6 al 19 aprile l’Associazione Luca Coscioni scenderà nelle piazze di tutta Italia contro la legge sul fine vita in discussione al Senato. Secondo l’associazione il testo voluto dal Governo riduce il diritto all’aiuto alla morte volontaria e cancella una parte dei diritti riconosciuti negli ultimi anni dalla Corte costituzionale. Per questo l’organizzazione chiede il ritiro del provvedimento prima del voto in Parlamento.

Al centro dello scontro c’è il disegno di legge presentato dall’esecutivo, che limita l’accesso all’aiuto al suicidio alle sole persone “tenute in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”. In pratica, quasi solo pazienti collegati a macchinari. Resterebbero fuori molti malati oncologici terminali e persone con patologie neurodegenerative che non dipendono da macchine ma vivono comunque condizioni di sofferenza grave.

Secondo l’Associazione Luca Coscioni il risultato sarebbe lo smantellamento dei diritti che negli ultimi anni sono stati riconosciuti dalla Corte costituzionale.

“La decisione della gip di Milano crea un precedente fondamentale che va ora tenuto in considerazione dal Parlamento italiano”, spiegano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione.

La giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla ha archiviato un caso di aiuto alla morte volontaria chiarendo che anche persone che non dipendono da macchinari possono avere il diritto di non essere obbligate a sopportare sofferenze insopportabili, soprattutto quando hanno già rifiutato trattamenti di sostegno vitale previsti dalla legge sul consenso informato e sul rifiuto delle cure.

Per Cappato e Gallo, la nuova legge rischia di cancellare proprio questo principio. Persone nelle condizioni di Elena e Romano, che non erano attaccate a macchinari, non potrebbero accedere a questo diritto in Italia e resterebbero senza alternative.

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