Trump potrebbe aver dato inizio ad una guerra di cui non vedrà mai la conclusione. Nel bel mezzo dei negoziati sul diritto di Teheran a produrre o acquistare armi nucleari e a poche settimane dalla firma del contestatissimo memorandum d’intesa per il cessate il fuoco, l’esercito Usa ha ripreso a bombardare la Repubblica islamica. Il motivo riguarda una presunta violazione dei termini del Memorandum d’intesa da parte dell’Iran, che nei giorni scorsi ha ripreso a bombardare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz.
La paura di una guerra senza fine
Eppure, solo pochi giorni fa il vicepresidente Usa, JD Vance, aveva assicurato ai giornalisti che gli Usa non avrebbero mai intrapreso una “guerra senza fine”. Chiarendo che l’esercito americano può sostenere anni di combattimenti nel Golfo, l’amministrazione statunitense ha chiarito che questa non sarebbe la sua intenzione. Eppure, ora Repubblicani e democratici guardano con scetticismo alle strategie del tycoon e temono che quello contro l’Iran possa trasformarsi in un nuovo Vietnam.
Trump è tornato a rassicurare la popolazione sulle possibilità di vittoria degli Stati Uniti, chiarendo che l’esercito prenderà il controllo dello Stretto di Hormuz e che Washington pretenderà un pagamento per il servizio di difesa e sicurezza offerto nella striscia di mare che separa l’Oman dalla Repubblica islamica. Una possibilità che l’Iran ha respinto sin dall’inizio della guerra, sottolineando che il controllo dello Stretto spetta solamente alle autorità di Teheran. Come fino a poche settimane fa, il presidente Usa e le autorità iraniane hanno cominciato ad attaccarsi e smentirsi reciprocamente.
Gli Usa cambiano versione su Hormuz
Il giornalista investigativo Michael Weiss, caporedattore di The Insider ed esperto di sicurezza, sottolinea l’impasse, chiarendo che quello iraniano sta prendendo a tutti gli effetti l’aspetto di un pantano. L’unica soluzione affinché il conflitto finisca in tempi brevi è che gli Usa si arrendano alle richieste iraniane. In realtà, il Governo statunitense avrebbe anche iniziato a mettere in discussione i cardini del Memorandum d’Intesa. Weiss ha ricordato come lo scorso 10 luglio Vance, nel corso di una riunione con i giornalisti, avrebbe negato che l’articolo 5 del Memorandum d’intesa garantisse all’Iran il controllo dello Stretto.


Eppure, leggendolo sorgono dei dubbi. “Alla firma del presente Memorandum, la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnerà al massimo per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali”, recita l’articolo messo in discussione, lasciando intendere che sia Teheran a occuparsi del territorio.
I consensi in caduta libera di Trump
Ciò che appare è una situazione complessa, con gli Usa che hanno deciso di chiudere in fretta e furia un accordo per evitare che i consensi di Trump si logorassero eccessivamente in vista delle elezioni di metà mandato.
Lo stesso accordo, però, non sarebbe stato affatto vantaggioso per gli Usa e i cittadini lo avrebbero notato. Con un regime degli Ayatollah ancora in perfetta forma e l’Iran in possesso delle armi nucleari, questi primi tre mesi di guerra sembrano inconcludenti. Resta da capire se quelli successivi possano portare o meno a una svolta.
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