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martedì 28 Aprile, 2026
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Foto dal sito di Medici Senza Frontiere. Nour Alsaqqa/MSF

“Israele priva Gaza dell’accesso all’acqua”: il report di Medici Senza Frontiere

Nella Striscia sono state distrutte o danneggiate il 90% delle infrastrutture idriche. Impediti anche i rifornimenti dall'esterno. MSF: "La negazione deliberata dell’acqua è parte integrante del genocidio"

Da Sergio Di Laccio
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Israele ha privato sistematicamente la popolazione di Gaza dell’accesso all’acqua in una campagna di punizione collettiva.
Se non fossero bastati il bombardamento a tappeto di Gaza e le oltre 70mila vittime accertate, se non fossero bastate le testimonianze della quotidiana, sanguinosa occupazione della Cisgiordania, se non fossero bastati neanche i soprusi, le violenze, l’apartheid imposti nei decenni che hanno preceduto il fatidico 7 ottobre 2023, l’ultimo tragico report di Medici Senza Frontiere ci aiuta a comprendere, con rinnovato orrore, la tragedia palestinese. Ma forse “comprendere” non è la parola esatta: certi abissi della morale umana non si prestano ad alcuna forma di razionalizzazione. Quello che il rapporto ci aiuta a comprendere, però, è perché il 25 aprile tante persone non accettano il grottesco ed entusiasta sventolio delle bandiere dello stato genocida di Israele.

“L’acqua come arma”

“L’acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele”: questo è il titolo, emblematico, del report di MSF (che trovate qui, in lingua inglese). Per MSF, “la negazione deliberata dell’acqua è parte integrante del genocidio perpetrato da Israele”. Il rapporto documenta come “il ripetuto uso dell’acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo”.
“Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l’ingresso di rifornimenti idrici” spiega Claire San Filippo, responsabile delle emergenze dell’organizzazione. “I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie”.

Distrutte o danneggiate il 90% delle infrastrutture idriche

“Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di MSF hanno documentato casi in cui l’esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell’acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature”. Prosegue MSF: “Le autorità israeliane hanno ostacolato l’ingresso a Gaza di materiali essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Da ottobre 2023, l’elettricità, il carburante e le forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l’olio motore – fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell’acqua – sono stati interrotti o sottoposti a severe restrizioni”.

Le conseguenze sulla salute e sull’igiene

“Le conseguenze di questa privazione dell’accesso all’acqua hanno un impatto di vasta portata sulla salute, l’igiene e la dignità delle persone, in particolare per le donne e le persone con disabilità”, evidenzia il rapporto. “L’accesso all’igiene di base, compresa l’acqua pulita, il sapone, i pannolini e i prodotti per l’igiene mestruale, è diventato estremamente difficile. Le persone sono costrette a scavare buche nella sabbia come latrine, che si allagano e contaminano l’ambiente circostante e le falde acquifere con le feci. La mancanza di accesso all’acqua e all’igiene, unita a condizioni di vita estreme e indegne, come tende sovraffollate e rifugi di fortuna, porta anche a un aumento delle malattie, tra cui infezioni respiratorie, malattie della pelle e malattie diarroiche”.

L’impunità israeliana

Se Israele ci ha abituati all’orrore è soprattutto perché l’orrore è sempre stato ignorato, giustificato, perdonato, dimenticato. L’impunità israeliana, sulla scorta di quella statunitense, è una stortura alla quale le nostre classi dirigenti sono troppo codarde per porre rimedio. Anche perché agire, anche in maniera tanto tardiva, significherebbe doversi in parte assumere la responsabilità del troppo sangue versato a causa della nostra connivenza, degli interessi economici e geopolitici di quella (ormai presunta) alleanza atlantica che, con il pretesto della difesa comune e dell’esportazione della democrazia, ha destabilizzato per decenni intere regioni.
Soltanto pochi giorni fa la Spagna ha proposto la sospensione dell’Accordo di associazione tra Israele e l’Unione europea, che all’articolo 2 prevede la clausola del “rispetto dei diritti umani e dei principi democratici” sul fronte interno e internazionale. Italia e Germania hanno detto no: per noi un genocidio non è sufficiente per tenere il broncio a un amico.

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