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lunedì 27 Aprile, 2026
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Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa ph Ansa

Pizzaballa: “In Palestina tutti soffrono, ma c’è chi occupa e chi è occupato”

Il Patriarca di Gerusalemme fa chiarezza sulle responsabilità del conflitto in Medio Oriente in una lettera pastorale indirizzata alla sua diocesi: "La guerra è ormai un culto idolatra"

Da Redazione
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“Non si può stilare una graduatoria della sofferenza, ma esiste una differenza tra chi occupa e chi è occupato e le responsabilità sono diverse“. È questo il passaggio più significativo della Lettera scritta dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, alla sua diocesi. Trenta pagine in cui il porporato si esprime con sincerità, riflettendo sulla tragica condizione di questa terra, devastata da conflitti e violenze e analizzando le conseguenze di questo periodo storico, in cui la legge della sopraffazione e del conflitto ha adombrato quella della diplomazia e del dialogo.

Pizzaballa fa innanzitutto chiarezza sulle responsabilità del conflitto, ricordandone le origini complesse, ma sottolineando le conseguenze di chi ha deciso di invadere, occupare e distruggere un territorio altrui. Il dolore è la parola chiave che attraversa questo scritto. Declinato in modalità diverse, ma esistente in entrambe le fazioni, che sembrano allontanarsi ogni giorno di più da una soluzione condivisa che riporti la pace in questo territorio. Il pericolo è che questo allontanamento diventi permanente.

Pizzaballa: “Quanti morti scelti da un algoritmo?”

“La guerra è diventata oggetto di un culto idolatra”, ricorda nella sua lettera, accusando Stati che una volta erano difensori dello Stato di diritto di essere divenuti portatori di distruzione e ingiustizia. Un chiaro riferimento agli Stati Uniti di Donald Trump e alla loro guerra contro l’Iran. La dimostrazione che i conflitti sembrano diventati l’unico strumento per raggiungere i propri obiettivi, mentre tra le civiltà torna l’ossessione per l’occupazione degli spazi e delle proprietà.

Gerusalemme non è un bottino di guerra ma è un patrimonio dell’umanità”, scrive ancora, cercando di dare una lettura nuova degli eventi futuri in questo territorio. Il cardinale sottolinea infatti l’efficacia della costruzione di nuovi modelli di relazione, di nuove occasioni di incontro e non di esclusione. Un mondo basato sull’esistenza di diversi status quo, capaci però di convivere e rispettarsi, con spazi e confini che “servono a preservare e non a soffocare la libertà dell’altro”.

Invece, le guerre continuano ad assumere contorni nuovi ed inquietanti. “Quante persone in queste ultime guerre del nostro territorio sono morte per decisione di un algoritmo?”, si chiede Pizzaballa, ricordando i pericoli della de-umanizzazione dei conflitti e sottolineando il problema etico che nasce da un progresso tecnologico non controllato. Una serie di elementi che rischiano anche di allontanare l’attenzione dalle problematiche originarie che hanno scatenato questi conflitti. Scenari con cui le istituzioni devono confrontarsi per evitare di divenire spettatori impotenti di una violenza inaudita.

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