(Adnkronos) – Il viaggio di Jovanotti riparte da Roma e torna a Roma. È il Jova Giro, l’avventura a pedali che accompagnerà il Jova Summer Party 2026 trasformando lo spostamento in racconto, la strada in esperienza, il tempo in musica. Presentato oggi in Campidoglio, il progetto è stato accolto con entusiasmo dal sindaco Roberto Gualtieri, che ha annunciato: “A settembre consegneremo a Lorenzo la Lupa Capitolina… abbiamo deciso di conferirgli la più alta onorificenza della nostra Città”. Un riconoscimento che celebra un artista romano in un anno simbolico: sia Jovanotti sia Gualtieri compiranno 60 anni nel 2026.
Jovanotti, divertito e grato, ha risposto a modo suo: “Sono veramente felice… quest’anno mi hanno fatto Commendatore e ora anche la Lupa Capitolina. È un onore enorme… Ma cosa comporta? Che devo fa?! Più concerti a Roma? Quello è una figata”, scherzando poi sul sindaco: “Cantare con il sindaco? Ci aspettiamo un Paul McCartney fra un attimo… se Gilberto Gil è diventato ministro della Cultura, Gualtieri può farmi assessore”.
Il Jova Giro nasce da un’idea semplice e radicale: unire musica e cicloturismo, trasformando il viaggio in parte integrante dello spettacolo. “Abbiamo visto che avremmo suonato solo il fine settimana e ho pensato a cosa fare nel mentre… anziché tornare a casa, ho pensato al cicloturismo”, ha spiegato Lorenzo. Un modo per attraversare il Sud, raccontare territori, valorizzare piccoli centri e mostrare come il turismo lento possa diventare una risorsa.
Il percorso è un romanzo in movimento: circa 2.000 chilometri, come ha raccontato Jovanotti. “Si partirà il 9 agosto dal Circo Massimo verso Montesilvano… poi verso sud fino a Barletta, poi Catanzaro, e da lì la tratta più lunga, quasi 500 chilometri, fino a Palermo. Poi in traghetto a Napoli e infine il 9 settembre verso Roma”. Un viaggio che attraversa Appennino, Adriatico, Sicilia e Tirreno, fino al ritorno nella Capitale per il gran finale del 12 e 13 settembre al Circo Massimo, ribattezzato Jova al Massimo.
Gualtieri ha sottolineato il valore simbolico del progetto: “Jovanotti partirà da Roma e tornerà a Roma… ci piace tanto questo giro, e che Roma sia un po’ l’ombelico del mondo”. E Lorenzo ha ricambiato l’affetto: “Il sindaco è il sindaco, e a me Gualtieri piace… parlando con i miei amici di Roma ne sento solo cose belle”. Poi un omaggio alla città: “Roma è sempre meravigliosa… una bellezza rara, che ti stende”.
Il Jova Giro è anche un modo per raccontare il Sud: “Il sud è un grande territorio e l’Europa non può fare a meno del sud… è un modo per mettermi al servizio del soft power, quello che racconta e promuove”, ha detto Lorenzo, spiegando la scelta di attraversare regioni spesso escluse dai grandi tour.
Accanto al viaggio fisico, arriva anche un viaggio di parole: dopo Poesie da spiaggia, Jovanotti pubblicherà il 5 maggio per Feltrinelli la nuova antologia Poesie da viaggio, curata con Nicola Crocetti. Versi da leggere al volo o da lasciare sedimentare, come certi paesaggi.
E mentre si pedala, si pensa anche alla musica live. Jovanotti ha ricordato che “sono dieci anni che tengo gli stessi prezzi… la nostra industria si sostiene solo con i biglietti”, rivendicando una scelta di accessibilità in un mercato dominato dagli aumenti degli artisti internazionali.
Il Jova Giro sarà una carovana di amici, ex ciclisti professionisti, compagni di strada, una piccola comunità itinerante che si aspetta, si ritrova, divide chilometri e serate. Un viaggio essenziale, pieno di salite, risate, tuffi improvvisi e soste nate per caso. Un viaggio che non cerca scorciatoie, ma presenza.
Non a caso Lorenzo cita spesso una frase di Tiziano Terzani che qui diventa bussola: “Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.”
E così, tra pedalate e palchi, tra poesia e sudore, tra mare e montagne, il Jova Giro disegna un’Italia diversa, lenta, viva. Un’Italia che si attraversa e si ascolta. Un’Italia che, il 12 e 13 settembre, si ritroverà al Circo Massimo per chiudere il cerchio.
Perché, come dice Lorenzo, “andare piano per andare lontano” è più di un motto: è un modo di stare al mondo. (di Lorenzo Capezzuoli Ranchi)
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