L’accusa per Mauro e Miriam Caroccia sarebbe quella di aver “trasferito e reinvestito” nella società Le 5 Forchette srl i proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. È quanto emerge dagli atti dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ipotizza i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.
Sulla base di quanto sta emergendo, oggi l’Ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia ha deciso di avviare un ciclo di audizioni volto a far luce sulla vicenda. Tra i convocati c’è anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, socio di Miriam Caroccia assieme agli altri FdI Elena Chiorino, Davide Zappalà e Cristiano Franceschini.
Il ruolo della società
Secondo i magistrati di piazzale Clodio, Mauro e Miriam Caroccia avrebbero investito nel ristorante al fine di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche” e “di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni”. L’operazione avrebbe inoltre avuto l’obiettivo di agevolare l’associazione di stampo mafioso sottraendo al contempo beni e attività a possibili misure ablatorie, sarebbe a dire al loro sequestro da parte della polizia giudiziaria. Le condotte contestate sarebbero iniziate a partire dal 17 dicembre 2024, data di costituzione della società, creata per gestire la “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana, a Roma.
Gli interrogatori e l’audizione
I primi interrogatori della Direzione distrettuale sono fissati per i prossimi giorni. Gli accertamenti riguarderanno il possibile coinvolgimento di altri soggetti, la piena ricostruzione dell’origine e della destinazione dei capitali, e se davvero Delmastro, Chiorino, Zappalà e Franceschini fossero ignari dell’identità dei loro soci e dei legami con i Senese.
In parallelo procederanno le audizioni della Commissione Antimafia. Durissimi i commenti delle opposizioni. Per il M5s, quella che Meloni derubricava a “leggerezza” è una vicenda indecente. Chiara Braga (Pd) chiede invece cosa sapesse Meloni, e di riferire in Aula quanto prima: “Come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato “l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese?”.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
