Matteo Salvini ha ascoltato per ben tre ore gli esponenti della Lega discutere le problematiche e le mancanze legate alla sua leadership, contestare l’assenza di una centralità del Carroccio nel governo e lamentarsi del mancato ritorno del vicepremier alla guida del Viminale. “Il Consiglio federale è andato bene”, ha preferito sostenere il segretario leghista, senza esporsi eccessivamente. La consapevolezza, però, che già la prossima settimana sia attesa una nuova consultazione dimostra quanto radicata sia la crisi di un partito che ha visto la sua anima frammentarsi.
Il timore dei leghisti è che, senza un cambio di passo e un rinnovamento del programma di partito, le prossime politiche si trasformino in una vera e propria batosta per il Carroccio. Le critiche urlate a Salvini durante i funerali di Umberto Bossi, padre della Lega Nord, sono state la dimostrazione concreta dello scontento dei leghisti che, come ogni essere umano in un momento di crisi, cercano il ritorno alle origini nella speranza di ritrovare un equilibrio.
La minaccia di una frattura con i nordisti nella Lega
Nella speranza di porre fine a questo logoramento, Salvini si è detto pronto a nominare l’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, come unico vicesegretario di partito. Una proposta che il doge veneziano ha guardato con scetticismo, dicendosi pronto ad accettare solo a fronte di un reale cambiamento del partito e soprattutto di poteri che siano degni di questo nome. C’è chi ipotizza uno sdoppiamento della Lega per riprendere il modello adottato nel 2014 di una divisione tra la frangia del Nord e il partito di Salvini.
“Non esistono due Leghe e non sono mai esistite”, ha dichiarato invece Zaia davanti ai cronisti accorsi a Montecitorio alla conclusione del Consiglio federale, sostenendo che il Consiglio federale è la dimostrazione della volontà del partito di ripartire e tornare a crescere. “Non c’è nessun progetto per una doppia Lega. Andiamo avanti, dobbiamo lavorare come stiamo facendo”, ha assicurato anche Armando Siri, coordinatore dei dipartimenti della Lega.
Il nodo delle Comunali a Milano
Una rassicurazione è giunta anche da Silvia Sardone, attuale vicesegretaria del partito: “Non lascerò il partito per Futuro Nazionale, l’idea di donna di Vannacci non mi appartiene”. E sulla possibilità che venga candidata a sindaco di Milano ha parlato di “fantasie”, per poi aggiungere: “Se non ci sono le primarie, il candidato sindaco lo sceglieranno i leader così come è sempre stato fatto”.
I timori dei leghisti per l’ascesa di Vannacci
Eppure, i leghisti non nascondono più i timori per il declino del partito, ormai ben al di sotto del 10% nei sondaggi nazionali. “Siamo stretti tra Vannacci e Meloni”, vocifera qualcuno, chiedendo un rinnovamento del partito, nella consapevolezza che questo presto potrebbe non avere più senso di esistere. La stessa competizione ideologica con Vannacci potrebbe tramutarsi in un’arma capace di indebolire ancora di più Salvini. Il segretario si è quindi detto pronto a un vero cambio di passo, con un ritorno della Lega sui territori, ovvero l’unico ambito che non è già coperto da FdI o da Futuro Nazionale.
La Lega vuole un ruolo più centrale nel governo
Questo cambio potrebbe non bastare per accontentare gli esponenti del Carroccio. Come riporta Huffpost, sembra che più di qualcuno abbia chiesto a Salvini di spingere per un ritorno alla guida del Viminale. Dopo l’assoluzione per il caso Open Arms, il vicepremier potrebbe tornare a rivestire il ruolo di ministro dell’Interno.
Un obiettivo che però potrebbe essere raggiunto nella prossima legislatura, ma solo se il leader della Lega saprà mostrarsi perentorio con Meloni. Su questo punto, i leghisti chiedono anche maggiore presenza sul tema della legge elettorale, visto che i nordisti nutrono più di qualche scetticismo sul testo. Le richieste non mancano e per il momento Salvini ha deciso di non rispondere, ma di prendersi del tempo per riflettere.
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